APPROFONDIMENTI
25 agosto 2004
Violenza e problematica di Genere nella città di Cuenca
in servizio civile con Focsiv a Cuenca (Ecuador)
Silvia Bonanomi
La realtà da cui parto per descrivere la problematica di genere nel Paese e quella cuencana. Chiaramente la mia prospettiva cerrana e di grande città può essere differente da quella di cooperanti che lavorano nelle campagne o sulla costa. Nel comporre questo articolo, nel quale parlo della condizione e discriminazione della donna a Cuenca, non posso non citare alcuni dati riguardanti la nostra realtà italiana: in Italia ogni 10 professori universitari solo uno e donna e ogni 100 parlamentari maschi si incontrano 5 rappresentanti del cosiddetto sesso debole. Quando si parla di problematica di genere e di discriminazione femminile, quindi, si parla di un problema universale che riguarda tutti i paesi del mondo a prescindere dal livello di sviluppo o dalla loro matrice culturale (latina, anglosassone,islamica).Per questo, scrivendo tale articolo riguardante la realtà di un paese nel quale sono ospite non assolvo ne dimentico ciò che accade nel mio paese con la speranza di poter dare un contributo affinché questo stato di cose cambi in Ecuador così come in Italia.
Cuenca e la terza città dellEcuador, le radici culturali ispaniche sono fortissime e ciò si riconosce nella preziosa architettura che ha fatto della città patrimonio culturale dellumanità e nella composizione etnica che vede una forte separazione tra i crolli, diretti discendenti dei colonizzatori e che generalmente occupano tutti i posti di potere della società e i mestizos di carnagione più scura e dediti generalmente agli uffici minori, allartigianato e al lavoro nei campi.
Leconomia cuencana verte generalmente sul turismo, sullartigianato e sulle rimesse che gli immigrati inviano regolarmente. La forte migrazione verso Italia, Spagna, Stati Uniti, se da un lato ha migliorato le condizioni economiche di numerose famiglie dallaltro ha inciso notevolmente nel creare un forte disagio sociale specialmente nelle generazioni piu giovani molto spesso lasciate in custodia ai parenti dai genitori che scelgono di tentare la fortuna allestero.
Da sempre Cuenca e una citta isolata dal resto del paese, di orientamento politico conservatore e nella quale la Chiesa riveste un ruolo importante e tradizionalista. Cio, tuttavia, non ha impedito alle donne di imporsi con maggior visibilita nella sfera pubblica, rispetto alla stessa capitale. Da un lato la forte migrazione maschile, dallaltro ragioni che si perdono nel passato pre-colombiano,(Atahualpa, il re Inca uccise 300.000 indios canaris lasciando la zona pressoche abitata da donne), hanno permesso a questultime di inserirsi attivamente nel mondo del lavoro, nella sfera culturale e in quella politica. Occorre sottolineare, tuttavia, come generalmente le donne impegnate nella settore pubblica, così come quelle che arrivano a coprire i posti di maggior importanza appartengono a famiglie criolle, mentre lesclusione e la non partecipazione rimangono ancora appannaggio delle mestizos e delle donne indigene. Questa marcata autonomia femminile si ritrova anche nellambito famigliare dove per contrapposizione, e quasi totale lirresponsabilita della figura maschile: nella maggior parte delle famiglie, soprattutto nei campi, sono le donne che realizzano gli introiti, sono esse che si preoccupano delleducazione dei figli e della cura della casa.
Paradossalmente proprio per questo la maggior parte dei casi di violenza registrati si registra proprio nellambito famigliare dove le percosse, le minacce, e la violenza psicologica vengono utilizzate per rimarcare lautoritamaschile allinterno del focolare domestico.Questa situazione si e aggravata col fenomeno della migrazione maschile: le mogli degli emigranti vengono affidate alle cure della famiglia del marito che molto spesso esercita un controllo oppressivo per scongiurare presunte infedeltà. Sono molti i casi di donne in Cuenca che non possono neppure uscire di casa se non accompagnate dal suocero, dal cognato o dal cugino del marito.
La legge penale ecuadoriana, molto avanzata nella teoria e molto mal applicata nella pratica riconosce tre tipi di violenza:
-quella fisica, vista come tutti glia atti di forza che causino danno o sofferenza fisica nella persona aggredita qualunque sia il mezzo utilizzato e le sue conseguenze e senza considerare il tempo necessario per il recupero dellaggredito.
-quella psicologica, definita come tutte le azioni o omissioni che causino danno o dolore turbamento emotivo alterazione psicologica o diminuzione dellautostima della moglie o dei familiari aggrediti. Comprese nella violenza psicologica vi sono anche lintimidazione e la minaccia.
-quella sessuale, vista come qualsiasi imposizione ottenuta con maltrattamento, minacce o metodi coercitivi che violino la libertà sessuale di una persona.
Nella realtà cuencana la totalita delle donne aggredite ha subito violenza psicologica, a cui si aggiunge nell80% dei casi la violenza fisica e nel 10% violenza sessuale
Numerosi sono i pregiudizi che circondano la violenza contro le donne: secondo molti essa e legata alla bassa estrazione sociale delle famiglie,allignoranza, allabuso di alcol oppure alle difficili condizioni sociali,politiche ed economiche del paese. In realta si e dimostrato attraverso indagini statistiche sulle aggredite,che classe, istruzione, alcolismo sono irrilevanti, così come e irrilevante lo stato economico del paese: la violenza contro le donne e infatti un fenomeno generalizzato, radicato nel tempo, e del tutto slegato da fattori congiunturali.
Un altro atteggiamento ricorrente e quello che minimizza la gravita del fenomeno: e frequente, ad esempio che forze di polizia, chiamate a giudizio per testimoniare su aggressioni famigliari commentino laccaduto aggiungendo considerazioni del tipo: gli ha dato solo uno schiaffooppure la signora avrà fatto qualcosa per meritarselo. Sono molti quelli che sostengono che il problema esiste, ma non e cosi diffuso oppure che non ci sono dati sufficienti per parlarne come di un problema sociale.
Infine quando si tenta di descrivere la questione di genere e piu nel dettaglio la problematica della violenza contro le donne in America Latina e in Ecuador, sono molti quelli che vedono nel fenomeno del machismo la spiegazione piu esaustiva .
Machismo e una parola castigliana entrata a far parte anche della lingua italiana e di quella inglese e che indica latteggiamento di spavalderia, arroganza e infine pretesa superiorità delluomo nei confronti della donna. Questultima viene vista come un eterno bambino incapace di compiere scelte razionali, come un individuo malizioso e infido per natura e, come un essere che deve essere educato o ri-educato anche a forza di botte. Secondo questo modo di vedere le cose se luomo aggredisce e perché egli ha la podestà e la responsabilità di decidere, giudicare, di castigare o perdonare sua moglie e i suoi figli.
Un altro modo di vedere la donna e quella di un oggetto da esporre nella societa per fini commerciali. E molto frequente, ad esempio, qui, come in Italia, lassociazione di un prodotto sia esso birra, sigarette o automobili con quella di un corpo femminile, il più scollacciato possibile. Interessante notare come in un paese dove la maggior parte delle persone e mestizos le modelle prescelte siano bianche, bionde e piu simili ad europee e statunitensi che ad ecuadoriane. Nei programmi televisivi, inoltre, vengono utilizzate come vallette senza diritto di parola. Come a dire che la donna ideale nei sogni di questo paese e bella, bionda e muta.
Secondo la maggior parte delle fonti consultate latteggiamento machista deriva direttamente dalla colonizzazione spagnola, sebbene anche le culture indigene pre-colombiane fossero basate sul patriarcato.
In relata dopo questi primi tre mesi in Ecuador credo che ridurre la tematica della violenza di genere sul solo tema del machismo sia estremamente riduttivo. La violenza contro le donne si inserisce nella cornice più complessa di una società nella quale e profondamente radicata una cultura del maltrattamento e nella quale e ampiamente accettato il dominio violento del più forte sopra il più debole, lassenza del rispetto per laltro,lestorsione, la minaccia, e la repressione sistematica di un patron violento, (sia esso il capo-ufficio, il poliziotto che dirige il traffico o il Presidente della Repubblica), presentato come vincente dai mezzi di comunicazione, nella scuola, nella famiglia, nelle strade. La violenza contro le donne, mi sembra, quindi, un'altra manifestazione
di un modello basato sullineguaglianza e sul dominio di un essere umano sopra laltro.
Per questo non bisogna mai dimenticare che nel quadro della violenza di genere sono due gli attori, che interagiscono e una politica che cerchi di sradicare la pratica della violenza contro le donne deve,sì, da un lato tutelare e proteggere il più possibile la vittima, ma deve anche intervenire penalmente, ma soprattutto culturalmente sul carnefice e sulla società tutta perché si realizzi un nuovo atteggiamento nei confronti delle donne e più in generale delle sfere deboli della società. Ridurre lazione sociale alla semplice tutela delle donne sarebbe estremamente rischioso perché riprodurrebbe nuovamente il modello secondo cui le donne devono essere protette, tutelate da un patron che e sempre una figura maschile, (si chiami giudice, poliziotto, parroco o Stato), senza che si promuova o si valorizzi lapporto attivo e concreto che esse stesse per la prima volta considerate come attrici reali possono portare nella società.
Si tratta chiaramente di un obiettivo più ambizioso della semplice costruzione di case-rifugio per donne maltrattate e che implica un profondo coinvolgimento delle istituzioni, della forze militari e di polizia, del potere legislativo e di quello religioso. Si tratta cioè di superare la visone della problematica di genere come genere femminile e di arrivare ad analizzarla come problematica di genere umano. In questo modo, senza sacrificare il problema del maltrattamento che e reale e radicato in questo paese si può estendere la riflessione alla mancanza di rappresentanza politica, alla esclusione sistematica dai centri di cultura e di pensiero e dai posti di comando, alla tutela offerta dalla legislazione vigente nel paese che riconosce la figura femminile anzitutto nel suo ruolo di madre, quasi che la funzione biologica esaurisse in sé tutti i diritti delle donne.
09.08.2004