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APPROFONDIMENTI
25 agosto 2004
Comunicato di ferragosto
Notizie dall'Ecuador
Alessia Grani
La mia famiglia ha subito pensato che mi sono adattata bene ai ritmi d'Ecuador: "E' appena arrivata e va già in ferie" . sono capitata qui proprio nei giorni di festa. Centro di Riabilitazione, scuola Juan Pablo e ufficio OVCI chiusi . ne abbiamo approfittato per un viaggio sulle Ande. In cinque giorni Cristina, Fabio 1 e 3 ed io abbiamo percorso centinaia di chilometri e ore ed ore di autobus. La sveglia media era alle 5 del mattino.
Così adesso devo riposare.
Però che viaggio.
Da Esmeraldas l'autobus notturno ci ha condotti a Quito a prendere l'aereo per Cuenca. Ma non proprio all'aereoporto, se non lì vicino . e a quell'ora del mattino un taxi neanche a pagarlo oro . praticamente Quito -Cuenca a piedi. Giunti a destinazione ci si è presentato un mondo completamente altro rispetto a quel che d'Ecuador conoscevamo. La passeggiata andina mi ha ricordato quanto sia incredibilmente eterogenea questa terra e quanto varie le razze e le etnie ( per il GFS: che Pes Pigmeo non me ne voglia a male) che la abitano. E ancora una volta mi ha sorpresa. A partire dal clima, ovviamente freddo e lontano da quello della nostra Esmeraldas.
Cuenca è una splendida città coloniale, addobbata di chiese e palazzi in stile, parchi, strade e mercati tipici di quest'architettura. E' poco estesa e tutta centro storico. Perla e culla della cultura in Ecuador, vi si respira aria d'arte, scienza, studio, e tempo a volte scanzonato da università. Con l'ora degli aperitivi, i corsi di lingua, gli spettacoli teatrali. Poi la musica: la salsa sembrava sparita per lasciar posto a classici, poi reggee, rock, ecc. Infine ordine e pulizia, e negozi da via
Montenapoleone, quasi fantascienza ai nostri occhi abituati alle forme e agli odori esmeraldegni. Completamente altri anche gli esseri umani . e decisamente un punto a favore della calda regione verde. In Esmeraldas quando si incontra una donna con un bambino si pensa subito che siano sorella e fratello piccino; lassù la prima impressione è quella di aver di fronte bis nonna e nipote. Le persone sono consumate dal sole e dal freddo vento dei 2 o 3 o 4 mila metri d'altitudine. Compaiono i tratti tipici dei volti e degli abiti dei campesinos: piccini, scuri e bruttini; lunghi e neri i capelli lisci raccolti nelle trecce; scarpette consumate. Bellissimi e colorati gli strati di abiti che scaldano le donne e avvolgono i bambini
trasportati sulle loro schiene. O il carico delle merci barattate al mercato. Il carattere è decisamente più chiuso e riservato: è raro sentirsi chiamare "mi reina", "mi corazon", "mi hija". Accanto ai campesinos i distinti abitanti di città, quelli, per intenderci, che hanno la fabbrichetta . anche questa una specie piuttosto rara dalle nostre parti sulla costa.
Da Cuenca partenza alla volta di Riobamba; ancora Ande. Nel mezzo del cammino incontro con l'affascinante cultura Inca, nelle rovine di Inga Pirca. E con il chancho fritto di dona Nancy, che ci ha fregato per benino con la cuenta del pranzo . siamo pur sempre gringos. E per di più nel pieno di un esplorazione turistica.
Riobamba è stata scelta perché punto di partenza della Nariz del Diablo, avventuroso (più che altro spericolato . anzi proprio pericoloso) tratto di ferrovia, l'unico rimasto in uso, nella ex tratta Quito - Guayaquil. Il percorso si snoda nelle alte campagne, tra mucche e maiali col pelo lungo (per proteggersi dal freddo). Per concludersi con strette rotaie, attaccate per miracolo a strapiombo sulle pendici andine: l'ultima mezz'ora è di paura; il treno affronta a zig zag i binari, non c'è posto per le curve. E ci si ritrova inspiegabilmente (e secondo me miracolosamente) in basso alla vallata, proprio quella che si vedeva là sotto. "Voltatevi indietro . quella lì che vedete alle vostre spalle è la famosa Nariz del Diablo" commenta la guida turistica di Mulino a Vento . olandese pallido, cremato dal sole dei 3 mila metri d'altitudine, nostro vicino di cuscino. Una immensa parete rocciosa a forma di naso. E' un vero spettacolo, ne è valsa la pena. Poi però ti accorgi che il miracolo deve ancora avvenire: quella carretta
fumante riparte e riesce a riportarci su . E non è tutto qui; almeno due i
dettagli che arricchiscono di avventura la Nariz del Diablo: innanzitutto
sul treno non si sta nelle carrozze bensì sul tetto, accovacciati sui
cuscini (e spera che non piova). E poi la conquista del posto "a sedere"
(sedere quadrato alla fine del viaggio, che in tutto dura dalle 7 alle
13.30): il lato buono per godersi lo spettacolo è quello destro, e per
riuscirci bisogna arrampicarsi sul tetto entro le 5.30 del mattino e
sgomitare con gli altri passeggeri altrettanto curiosi e ansiosi di partire.
Ma i veri eroi sono i venditori ambulanti di cibarie: questi equilibristi
allo stato puro camminano avanti e indietro sui bordi del tetto a dir poco
traballante del treno, con le ceste in una mano e i soldi nell'altra; una
addirittura aveva le scarpe col tacco .
Sopravvissuti alla Nariz ci siamo diretti a Salinas. E' stato molto bello
per me tornare là; le persone si ricordavano ancora di me. Ho chiacchierato
con loro a lungo. Ho scoperto che un buon numero di ragazze che avevo
conosciuto ora vivono in Italia, sposate con ragazzi italiani appunto. Altre
hanno scelto di rimanere al paesello . Padre Antonio il grande personaggio
di sempre; ci ha accompagnati nella visita delle varie attività artigianali
e commerciali intraprese dai salineri. E adesso sono davvero tante, alcune
molto ben avviate: formaggi, lana, artigianato, cioccolato e torrone,
insaccati, erbe medicinali, palloni da calcio, biscotti, funghi secchi,
pasta, commercio e cooperativa di credito e risparmio. Tutte le volte che ci
torno mi accorgo di quanto fa freddo lassù, e di quanto speciale sia questa
esperienza di micro impresa - rurale -cooperativa. E mi chiedo: se questa
forma di sviluppo (probabilmente anche auto sostenibile) è possibile in
Salinas, perché non lo deve essere anche in altre parti del paese? E non
solo dell'Ecuador? .
Il clima già rigido dei 3600 metri d'altitudine era inasprito dal vento
che imperversa in questa stagione. Gelido appunto ma che la notte ci ha
regalato uno spettacolo magico: appena sceso il buio, il cielo si è acceso
di una immensità di stelle. Ma così tante non ne avevo mai, e proprio mai,
viste; in nessuna altra parte e in nessun altro momento. La trama delle loro
luci era così fitta che era impossibile distinguere le differenti
costellazioni, ad eccezione della via lattea che si vedeva luminosa più che
mai. Un vero spettacolo della natura, di quelli che ti catturano e ti
incollano lì guardarlo, e non riesci a crederci. Poi è passata una stella
cadente, vicinissima la notte di San Lorenzo.

Tornando alle cose più materiali: abbiamo approfittato della deviazione
Salinas per le provviste: in Esmeraldas formaggi, cioccolato e salumi sono
beni proibiti. E a proposito di formaggi: è avviata la lavorazione e la
produzione da latte di capra . un suggerimento per il mi babbo: potresti
venire a fare tirocinio, Padre Antonio dice che ti aspetta.

Dovendo recuperare le ore di sonno, saluto tutti e vado a nanna. Domani è
ancora festa, per cause sconosciute e cambi di calendario che seguono
sicuramente una logica, che però a noi europei è poco comprensibile. E lo è
talmente poco che il Centro di Riabilitazione ha deciso di restare aperto e
saremo così gli uncini della città in servizio .
Questo per dire che vado a dormire.

Buenas noches.


15.08.2004

aggiornato il 25/08/2004 alle ore 00:00 - Link Permanente
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