home | cosa è | cooperazione | scuola diritti umani | convegno | attività | agenda | approfondimenti
Martedì, 06 gennaio 2009 - cosa succede oggi?
« Torna indietro
APPROFONDIMENTI
10 settembre 2004
SFRUTTAMENTO PETROLIFERO NELL’AMAZZONIA ECUATORIANA, PRATICA DI MORTE E DISTRUZIONE
biologo in servizio a Esmeraldas(Ecuador)
Christian Cacciatore
L’oro nero, motivo di guerre e catastrofi in tutto il pianeta, non ha risparmiato nemmeno l’amazzonia ecuadoriana, parte del più grande polmone della terra e luogo di elevata biodiversità. Sono già più di tre decadi che le compagnie petrolifere di tutto il mondo stanno estraendo, in queste zone, petrolio per il fabbisogno e il beneficio dei Paesi industrializzati, Stati Uniti in testa. Per mettere a punto le loro pratiche di morte e distruzione hanno ignorato ogni diritto umano ed ogni norma internazionale sulla tutela dell’ambiente. I popoli indigeni che vivevano in quelle zone, che da trent’anni sono sotto il dominio della Texaco, della Repsol, dell’Agip e di altre compagnie, sono stati privati delle loro terre, che da secoli custodivano in perfetta armonia con la natura, e in alcuni casi sono stati addirittura sterminati, come la tribù dei Tetetes. Nella zona nord dell’amazzonia ecuadoriana, nella provincia di Sucumbìos, ai confini con la Colombia, c’è una città che è stata ribattezzata dai primi oprerai americani della Texaco con il nome Lago Agrio (Lago Acido), rifacendosi ad una piccola cittadina petrolifera del Texas, dove si può vedere e toccare con mano cosa significano trent’anni di attività petrolifera. Percorrendo la strada che va da Quito a Lago Agrio, non appena si entra nella provincia del Sucumbìos lo sguardo viene colpito dalla presenza di un oleodotto che costeggia la strada che porta alla città. Una volta oltrepassato Lago Agrio, man mano che ci si avvicina sempre di più alla zona dei pozzi, quell’unico tubo si trasforma in più tubi paralleli, uno per ogni pozzo, di dimensioni minori, fino ad un totale raccapricciante di dieci tubi, che passano sotto le case della gente o che gli abitanti sono costretti a scavalcare per poter entrare in casa. Molti di quei tubi sono in cattivo stato e nel corso degli anni si sono rotti un numero infinito di volte, provocando fuoriuscite di petrolio e conseguenti disastri ambientali e danni ai cittadini. E’ il caso del signor Alejandro Espinosa, un agricoltore che vive nei pressi di un pozzo di Petroecuador, compagnia di estrazione petrolifera nazionale; il 6 agosto passato una dei tubi si è rotto, il getto ha prima colpito la sua casa, danneggiandola a causa della forte pressione di fuoriuscita, poi per un ora è sgorgato a fiumi nella sua proprietà. Il danno è incalcolabile, 15 ettari della proprietà sono stati danneggiati, gli animali sono morti, l’acqua del lago è stata contaminata e la casa è da ricostruire. Alla denuncia del signor Alejandro, Petroecuador ha risposto che avrebbe risarcito solo il 30% del danno, per un totale di 1500$, praticamente una miseria, considerando che quando il petrolio fuoriesce il danno non è solo quello visivo, ovvero la macchia nera; il greggio è ricco di metalli pesanti e idrocarburi che rimarranno nella zona per anni, penetrano nel terreno, contaminando anche le falde acquifere sottostanti. Attraversando la sua proprietà c’è un vero clima di desolazione, le piante fanno fatica a crescere, nei ruscelli scorre acqua nera e più si sale più l’aria si fa irrespirabile; sì, perché man mano che si sale ci si avvicina sempre di più ai pozzi, fino ad arrivare a toccarli. Petroecuador, non ricevendo i fondi necessari da parte del governo, impegnato a seguire le ricette del FMI (Fondo Monetario Internazionale) che impongono una privatizzazione del settore petrolifero, non ha il capitale necessario né per pagare delle guardie di sicurezza che proibiscano l’accesso agli estranei né per indennizzare le vittime. Una volta che il petrolio viene estratto, lo si separa dai gas, principalmente metano e propano; poiché la richiesta di greggio rispetto a quella dei gas naturali è maggiore e l’estrazione dei gas ha elevati costi, viene direttamente bruciato, riversando nell’atmosfera i prodotti della loro combustione. Il petrolio estratto contiene una percentuale d’acqua che viene separata al momento dell’estrazione e gettata in delle pozze di deposito, quest’acqua naturalmente è nera e contamina le falde acquifere e i fiumi in maniera diretta fino ad un raggio di 200 metri. Una volta che il pozzo si è esaurito, la pozza di deposito delle acque di scarto viene ricoperta con della terra e dove ci sono delle macchie di petrolio, queste vengono lavate con acqua, in modo che a vista tutto sembri come nuovo. Le imprese private, che non fanno entrare a vedere come operano, dichiarano di utilizzare tecnologie all’avanguardia per l’estrazione, con metodi che rispettano l’ambiente, pur essendo ben noto che al giorno d’oggi non esista nessun metodo di estrazione che non provochi danni all’ecosistema. Come se non bastasse, si vuole ampliare il numero di blocchi petroliferi, andando a danneggiare ulteriori zone ed andando a togliere altre terre agli indigeni, tutto questo per l’aumento della domanda da parte degli Stati Uniti, che sono il principale importatore dell’oro nero ecuadoriano. Con che coraggio si può continuare con questa guerra di monopolio, conoscendo i danni che provoca l’estrazione petrolifera e sapendo che esistono nuove tecnologie energetiche più ecologiche?

10.09.2004

aggiornato il 10/09/2004 alle ore 00:00 - Link Permanente
Coordinamento Comasco per la Pace - Via Trieste 1 - 22073 Fino Mornasco - COMO
Tel. 031.927644 - Fax. 031.3540032 - email: info@comopace.org web: http://www.comopace.org/