APPROFONDIMENTI
18 settembre 2004
ESPERIENZA ESTIVA IN PERU CON LOPERAZIONE MATO GROSSO
appunti di una esperienza nel sud del mondo
Giambattista Mosa
Con un gruppo di 9 giovani (Paola di Como, Alberto di Fino Mornasco, Patrizia di Gorla Maggiore, Elena di Chiavenna, Martino di Sondrio, Massimiliano di Sondrio, Anna di Gironico, Linda di Mandello e Carlo di Como), insieme a don Andrea Della Monica vicario di Albosaggia in Valtellina, ho trascorso le prime tre settimane del mese di agosto, sulla Cordillera Bianca in Perù ospitati ed accolti dai giovani delle missioni dellOperazione Mato Grosso. Il movimento fondato nel 1967 da Padre Ugo De Censi, salesiano, nato in Valtellina.
I primi giorni siamo stati a Lima, anche qui ospiti nelle case dellOperazione. Successivamente dopo un viaggio di otto ore siamo passati dalla costa Pacifica, dove si trova Lima, alla montagna, dal livello del mare ai 4000m del passo di Conococha.
Rimanendo sempre sulla Sierra (dai 3000 ai 4000m), abbiamo visitato diverse missioni dellO.M.G.
Le missioni dellOperazioni (che sono parecchie) si trovano sia sul versante della Sierra, rivolto verso lOceano Pacifico, sia sul versante amazzonico.
Una parte della nostra permanenza sulla Cordillera labbiamo passata sui mezzi di trasporto:
i Combi (piccoli pulmini che la gente usa per spostarsi); i Toyota della missione, spesso allesterno sul cassone, ammucchiati insieme ai bagagli, sfidando la polvere delle strade sterrate che si inerpicano sulle Ande; salendo una valle al mattino e ridiscendendone la sera, offrendo un passaggio alla gente che si incontra sulla strada
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Su questi mezzi di trasporto abbiamo attraversato i passi della Cordillera (ad es. il passo di Portachuelo a 4800m), ammirando il bellissimo paesaggio delle Lagune, dello Huascaran e delle Ande.
Ma in molti villaggi (caserios) non arriva la strada carrozzabile, allora bisogna caricarsi lo zaino sulle spalle e cominciare a camminare, facendo la fatica della quota e del percorso. Tre, quattro volte (Soledad, Caninacu, Sapchà,
..) ci siamo avventurati sui sentieri, passando accanto alle povere case dei contadini fatte di mattoni di adobes e tetto di paglia, un semplice focolare allinterno e bambini tutti intorno. Gli adulti a selezionare le patate, a bollire i chicchi di grano, a vagliare il frumento. Oppure fuori nei campi a badare al loro poco bestiame (le mucche, le pecore, qualche maiale), a lavorare duramente sui versanti della montagna, girando le terra con laratro
.., ancora di legno, ancora trascinato dai tori
..
Le persone che vivono sulle Ande usano ancora il loro costume tradizionale: le donne e le ragazze con il cappello e i vestiti dai colori variopinti, il bimbo più piccolo avvolto nella manta colorata e trattenuto sulle spalle. In questo modo i movimenti delle mani e delle braccia sono liberi per continuare il lavoro nel campo o per cucinare.
La manta serve per tante cose, anche per trasportare la legna. Lasino viene in aiuto e docilmente trasporta i pesi maggiori. Le donne mentre camminano, mentre aspettano, arrotolano la lana sul fuso
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Molto spesso gli anziani, su queste montagne, parlano ancora e soltanto il Quechua (laltra lingua ufficiale in Perù). I giovani anche il Castigliano traducendo da una lingua allaltra.
Alcuni uomini anziani, mentre camminano muovono la bocca. Notiamo che hanno le labbra impastate da una poltiglia verde, ci dicono che hanno labitudine di masticare la coca, utile per mitigare la fatica e diminuire lo stimolo della fame.
Sono solo alcuni ricordi, una breve descrizione di ciò che anche superficialmente si vede passando, camminando. Credo che queste poche righe siano sufficienti per rendersi conto di come questa realtà (la realtà delle Ande, perché lambiente urbano è diverso) sia diversissima e lontanissima dalla nostra.
Tre settimane sono proprio poche per riuscire a capire una realtà così lontana. Le tante domande, i tanti dubbi e richieste di chiarimenti che lungo tutta lesperienza abbiamo sempre rivolto alle persone che ci hanno ospitato erano la spia che indicava la nostra voglia e lo sforzo di capire, di comprendere.
Vorrei comunicare ciò che sono riuscito a capire, ciò che gli amici dellOMG ci hanno trasmesso e ciò che come gruppo abbiamo raccolto, parlandone e ascoltandoci. Credo che il reciproco ascolto sia stato il nostro forte.
La realtà, così come lho descritta forse può apparire armonica, quasi poetica. La cornice monumentale della natura, le cime bianchissime che appaiono al culmine delle Ande, le lagune azzurre a quasi 5000 metri, danno a questa realtà un aspetto maestoso e bellissimo.
Ma non è così. Le difficoltà e i conflitti sono grandi: dalla povertà dei contadini costretti a fare affidamento ad una agricoltura di sopravvivenza, al problema della malattia e delle cure necessarie (i contadini non hanno nessuna assistenza medica). Tutto ciò può gettare una famiglia nella miseria, o più semplicemente rendere impossibile ogni tipo di trattamento della malattia. Dalle malattie legate alla scarsità di igiene (corsi dacqua dove si scarica, ci si lava e si beve
.), ai traumi conseguenza del duro lavoro sulle Ande
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Dai bambini a rischio di denutrizione e malnutrizione, agli anziani soli senza nessun aiuto; dai correlati della povertà come la fragilità famigliare e la piaga dellalcolismo, alle assurde politiche di sterilizzazione delle donne. E infine la violenza del progresso che arriva attraverso la televisione, mostrando il suo lato peggiore, e proponendo i suoi falsi miti: la ricchezza, lindividualismo, il consumismo, erodendo e disgregando la cultura locale, le famiglie, la spiritualità delle persone e lunità delle comunità.
Queste e altre sono tutte forme di violenza, forme di ingiustizia.
E questo labbiamo compreso aiutati ed accompagnati dai volontari dellOMG che quasi freneticamente, con entusiasmo e passione ci hanno portato nelle loro case, mostrandoci le loro missioni da Lima, fino a su sulle Ande. Seguendo i volontari dellOMG nei loro impegni quotidiani, nella vita delle missioni e in molte delle loro attività, abbiamo trovato la riposta più bella a queste contraddizioni e conflitti. Ecco alcune delle realtà dellOMG che abbiamo visitato:
A Lima la casa dei malati gravi. I pazienti sono mandati qui dalle Ande per essere curate negli ospedali della capitale. Sono malati che lospedale di Chacas (lospedale della missione realizzato dallOMG sulle Ande) non può curare. E una casa di accoglienza. La responsabile della casa è Luisa, una volontaria, in missione, della Valtellina.
Con lei nella casa dellOMG, siamo rimasti un pomeriggio. Ci ha raccontato del suo lavoro e degli ospiti della casa. Non è facile svolgere un compito come il suo, con i malati gravi. Eppure sempre il sorriso.
Il giorno successivo ancora un nuovo spostamento, siamo andati nella casa di Nana, sempre a Lima ma in periferia, gestita da Rosanna, unaltra volontaria.
La casa raccoglie bambini trovati nelle favelas di Lima. Vengono mandati qui dagli assistenti sociali e dal giudice. Si cerca di restituirli ad una vita di comunità e di fraternità. Quanta passione nei racconti di Rosanna, quanto sforzo per cercare di fare star bene i suoi piccoli ospiti. Bambini sicuramente non facili, causa i traumi vissuti.
Sulle Ande nelle missioni abbiamo trovato la bellissima realtà delle famiglie.
Nadia ed Enzo a Shilla, Antonio e Laura, con i loro sei figli, a San Luis, Arrigo e Cecilia e le loro due bimbe a Wreconcocha, Chicca e suo marito con i loro figli a Chacas
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Famiglie coinvolte nella missione, che generosamente stanno regalando diversi anni della loro vita. Famiglie che non si sono chiuse in loro stesse, ma hanno scelto di affrontare la sfida di essere aperte alle difficoltà, alla sofferenza e alla povertà di questa parte del popolo delle Ande.
Hanno scelto di condividere la loro vita e anche i loro doni, con altre persone, con un altro popolo.
Credo che queste famiglie siano state per tutti noi un bellissimo e concreto esempio di generosità.
Ci hanno accolto, ascoltato e forse sopportato, anche quando ci perdevamo nei nostri piccoli problemi e quando le nostre domande diventavano forse troppo insistenti.
Una settimana intera labbiamo passata nella missione gestita da Antonio e Laura a San Luis.
Ci siamo trovati benissimo, per la semplicità e la simpatia del clima familiare che si respirava.
Facevamo un bel gruppo: noi in undici, loro in otto; poi Domenico con Maria, il loro bimbo e la sorella di Maria. In tutto ventitre persone! E poi non poteva mancare, ogni tanto, qualche ospite di passaggio. Famiglie aperte, comunità.
In alcune comunità, ci sono i sacerdoti, noi ne abbiamo conosciuti alcuni: Padre Lorenzo, nipote di Padre Ugo, a Chacas, Padre Giorgio a Shilla, Padre Lele a San Luis, Padre Ernesto a Jangas
..
I sacerdoti vivono in comunità con i giovani, con i volontari laici. E proprio una scelta, una bella scelta.
Abbiamo incontrato tantissimi volontari, ragazzi e ragazze, giovani e meno giovani alcuni solo per quattro mesi sulle Ande, altri per due anni, altri ancora a tempo lungo (impossibile nominarli tutti, Massimo a San Luis con il quale abbiamo condiviso una giornata di lavoro, Cesare, Claudia, Giorgio, Sara, Giancarlo, Nadia
.).
Tutte persone che gratuitamente danno il loro tempo e permettono il proseguimento di questa grande opera che è LOMG. I volontari animano le singole missioni, seguono le scuole (i taller) dove si impara a lavorare il legno, il vetro e la pietra. Si insegna alle ragazze la lavorazione a maglia, a fare i tappeti, i sottovasi, ecc
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Usciti dalle scuole i ragazzi entrano nelle cooperative dove trovano un impiego e mettono in pratica ciò che hanno imparato. Vedendo le loro opere compiute, i mobili (a Jangas e a Lima abbiamo visitato lesposizione dei mobili), le vetrate artistiche, la pietra lavorata,
siamo tutti rimasti ammirati della loro abilità.
Sono tanti, tantissimi i ragazzi coinvolti nelle scuole e nelle cooperative. Per questo è importante trovare nuovi mercati, nuovi acquirenti che comprino i prodotti finiti.
A Marcarà è nata la scuola di Andinismo, gestita da Giancarlo. Grazie a questa scuola i ragazzi, superando esami severi, sono diventati guide andine. Un bel traguardo per questi ragazzi, che ora hanno la responsabilità delle spedizioni e dei turisti. Adesso lavorano sulle loro bellissime montagne.
I giovani dellOMG hanno costruito tre rifugi e un bivacco. Tutti questi rifugi hanno una vocazione sociale. Il denaro ricavato dal passaggio degli andinisti nei rifugi verrà utilizzati per aiutare i poveri.
Antonio, di San Luis, insegna ai ragazzi peruviani ad allevare le mucche a Huachococha, un luogo a 4200m, per ricavarne poi il formaggio e il latte e quindi vendere questi prodotti. Vengono lavorati i pascoli a 4000m, per dare alle mucche dellerba buona e sostanziosa da mangiare.
A Chacas, abbiamo visitato il nuovo ospedale (anche i più poveri hanno assicurata una assistenza sanitaria di buon livello), accompagnanti da Nino, un medico di Menaggio volontario, insieme alla moglie. Poi abbiamo visto la scuola, la cooperativa e la centrale idroelettrica.
Anche a Yanama un nuovo ospedale, a San Luis la casa dei danielitos i bambini con handicap (in ricordo di Padre Daniele Badiali), a santa Teresina la casa per gli anziani
..
Sono solo alcune delle opere realizzate, sarebbe lunghissimo raccontare di tutte le realtà che lOMG ha messo a disposizione dei peruviani.
Non bisogna dimenticare che tutto quello che abbiamo visto dipende anche dallinfaticabile e continua opera di volontariato che i giovani e le famiglie del movimento continuano a svolgere in Italia, lavorando per raccogliere fondi e container da mandare in America Latina (lOMG è presente anche in Bolivia, Ecuador e Brasile).
Ci hanno spiegato che lo scopo fondamentale di tutta questa attività, è quella di permettere ai ragazzi peruviani di rimanere dignitosamente nella loro terra, sulle Ande. Per non essere costretti a emigrare, a sradicarsi dai loro paesi, dalle loro tradizioni, per cercare un altro posto dove vivere.
Per emigrare dove? Generalmente a Lima. Ma ciò non porta ad un progresso, ad un miglioramento.
A Lima si rischia solo di finire nelle immense favelas e facilmente si perdono molti punti di riferimento.
In tutte queste opere, nelle cooperative, nei taller ecc.. lopera dei ragazzi peruviani è fondamentale.
Non si tratta solo di insegnare un mestiere, si cerca di responsabilizzarli. Perché siano in grado di continuare anche da soli. A San Luis, la responsabile del taller delle ragazze è una volontaria ecuadoregna. Ha conosciuto lOMG e ha condiviso e capito lo spirito.
In realtà lOMG offre ai ragazzi un percorso di formazione umana e professionale. Più specificatamente,alla promozione umana è affiancata ed integrata lattività di evangelizzazione (la formula è quella delloratorio di don Bosco, dove si mette insieme la vita di fede e il lavoro) mirata in modo particolare ai bambini ed ai ragazzi. Per questo vengono formati i catechisti i quali danno un valido aiuto.
Un intera giornata, una delle più belle proprio perché siamo stati insieme alla gente, labbiamo passata nella scuola di Soledad, dove Padre Giorgio faceva il ritiro ai ragazzi che si preparavano per la prima comunione. A pranzo abbiamo servito la sopa (minestra di patate e verdura) ai bambini e poi mangiato con loro.
A Wreconcocha, una missione raggiungibile solo a piedi o con i muli, abbiamo incontrato per la prima volta Padre Lorenzo (nipote di Padre Ugo) durante un ritiro per i catechisti. Arrivavano da lontano, da Chacas, ad alcune ore di cammino e arrivavano a piedi.
Nelle case della missione la preghiera, recitata con attenzione, è quotidiana.
Anche lattività lavorativa e la scuola iniziano sempre con la preghiera. Ci si rivolge sempre tutti insieme verso il crocifisso e si prega. Non è solo la preghiera delle labbra, ma anche del corpo. Qui la preghiera viene molto curata, anche nel suo aspetto formale, al fine di favorire la concentrazione e limitare le distrazioni. La fede in Gesù Cristo è parte fondamentale della vita della missione. E anche quella (nelle parole di molti volontari) che aiuta a superare le difficoltà, che aiuta a continuare il lavoro quando diventa difficile, quando ci sono le delusioni, quando la poesia viene meno e ci sono le prove dolorose.
A Jangas abbiamo parlato con Padre Ernesto, il quale ci ha portato, con commozione, a visitare la cappella di Giulio Rocca. Un volontario del OMG ucciso nel 1992 dai terroristi Senderisti.
A San Luis, siamo scesi alla croce posta vicino al torrente dove è stato trovato il corpo di Padre Daniele Badiali, ucciso dalla persona che lo aveva sequestrato per ottenerne un riscatto (i soldi dei poveri). Ambedue sono martiri della carità.
Per dirla con le parole di Padre Lorenzo bisogna ogni volta fare la sintesi, cercare lequilibrio tra i due concetti evangelici della moltiplicazione dei pani e non di solo pane vive luomo.
La sintesi tra la promozione umana e levangelizzazione.
Ovvero tra il dare da mangiare, rendere indipendenti, e mantenere viva la spiritualità e i valori delle persone.
E non è un compito facile. La nostra società, il progresso, in generale ci mette a disposizione tantissimi beni (per chi può), ma contemporaneamente squalifica tutto ciò che è spirituale e legato ai valori più profondi.
Su questo concetto Padre Lorenzo ha speso un po di tempo. Anche in chiesa a Chacas, lomelia della messa del 15 agosto, era centrata su questo rapporto difficile. Forse per noi, così immersi nella nostra società non è facile capirlo.
Non è facile capire come il progresso contenga dei virus. Il progresso non è neutrale, non mette semplicemente a disposizione degli uomini dei beni e prodotti oggettivamente utili. Infatti propaganda uno stile di vita ben preciso. Uno stile di vita che sulle semplici comunità andine è potenzialmente disgregante ed erode i valori spirituali (ma nemmeno noi ne siamo immuni, anzi forse ne siamo ormai completamente immersi). Uno stile che comunque è accattivante.
Il lato negativo del progresso (propagandato dalla televisione) è facilmente svelabile: lindividualismo contro la solidarietà, il consumismo, la mercificazione di tutto, leliminazione di ciò che è spirituale, delletica
.E contro questo lato del progresso (le cui conseguenze negative si vedono ovunque) che si combatte sulle Ande.
Abbiamo visto tante realtà sulle Ande, tante cose sulle quali riflettere.
Ma poi poco alla volta ci si rende conto che il riflettere, il vedere non basta più, in qualche modo bisogna coinvolgersi, scegliere da che parte stare. Per questo credo che le più belle esperienze che abbiamo vissuto sono proprio quelle nelle quali siamo stati con i poveri, e ci siamo coinvolti con loro. Questo è stato un sentimento comune, condiviso da molti di noi ed emerso dalle nostre riflessioni personali.
Mi ricordo il giorno passato a lavorare, tutti insieme, con fatica, tanta fatica a trasportare i coppi, a fare il fango, dalle 8 del mattino fino alla sera alle 18, per rifare il tetto della casa (un buco con le pareti di fango, con solo un piccolo focolare annerito) di un povero (tutti i suoi averi in due sacchi), un signore anziano e invalido.
Alle 18, ormai al tramonto lo abbiamo rimesso nella sua casa. Era contento.
Durante tutto il lavoro ci ha sempre guidato Massimo, un volontario dellOMG.
Unaltra bella esperienza insieme alla gente labbiamo vissuta durante il nostro percorso da Wreconcocha a Sapchà. Lo abbiamo fatto a piedi, passando nei villaggi, salutando i bambini che correvano da Padre Lorenzo, il quale ci accompagnava.
Poi ancora durante la visita a Caninacu, portando il cibo alle famiglie povere. Una di queste famiglie ci ha ospitati durante il pranzo offrendoci la sopa.
Una sopa sostanziosa, che forse loro mangiano poche volte, perché lospite è importante.
Poi ancora, quando a Soledad abbiamo condiviso la sopa e passato tutta la giornata con un centinaio di bambini che si preparavano alla prima comunione; con i poveri a Chacas
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Venerdì 13 agosto, verso le 17, abbiamo incontrato Padre Ugo a Chacas, il giorno dopo abbiamo mangiato con lui e padre Lorenzo a casa di Chicca una volontaria. Abbiamo parlato, ha voluto conoscerci. La cosa che più mi ha colpito è stato quando ci chiesto di cambiare, diceva che se non cambieremo la nostra vita, significa che non avremo capito nulla di questo viaggio. Il capire realmente una cosa passa proprio attraverso il cambiamento.
Anche Padre Lorenzo, nellultimo incontro che abbiamo avuto con lui a san Luis, ce lo ha detto, usando le parole del Vangelo: e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Ma cosa significa? Per Padre Lorenzo e Padre Ugo significa ripartire dai poveri, ovunque.
Imparare la gratuità, dare via senza avere paura, dare ai più poveri, lavorare per i poveri. Dare via il tempo, condividere. Sulle Ande i catechisti, il sabato e la domenica, vanno a costruire gratuitamente le case per i poveri. I seminaristi imparano a lavorare per i poveri.
Una proposta concreta di Padre Lorenzo: raccogliere a tutte le messe cibo per poveri!
Che significato, condividere una piccola parte dei nostri beni durante la S. Messa! Le nostre comunità che coraggiosamente fanno la scelta concreta per i più poveri. Padre Ugo ci ha chiesto come segno un container!
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E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi
Incarnarsi, coinvolgersi, abitare, commuoversi, scegliere da che parte stare, convertirsi.
Parole molto difficili ed impegnative, ma rappresentano bene limpegno delle tante persone che abbiamo incontrato. Ma anche di tante persone che nelle cose piccole, quotidiane, anche nella nostra Italia, hanno scelto di donare la loro vita e il loro tempo.
Hanno scelto di essere sensibili e di sensibilizzare, lavorando concretamente, impegnandosi per creare uno stile di vita diverso.
Hanno scelto di impegnarsi con i più poveri, vicini e lontani, con gli ultimi, per costruire insieme un mondo più giusto, più fraterno. Credo sia questa la grande sfida e limpegno che ci è stato offerto.
18 settembre 2004