APPROFONDIMENTI
16 novembre 2006
Ciudad Juarez
“Otra Campana”
Roberto
Ciudad Juarez è considerata l'ombelico del continente, data la sua ubicazione: si trova infatti sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti, in mezzo al deserto, a 12 ore dal mare, proprio al centro del continente. E' una città allucinante, perversa, atroce, come del resto tutte le città di frontiera. Nata nel XIX secolo come un insediamento fronterizo, sulle rive di quello che un tempo era il rigoglioso e abbondante Rio Tibuex - oggi Rio Bravo/Rio Grande - nella seconda metà del XX secolo Ciudad Juarez diviene una città "laboratorio" del sistema capitasta. Se effettivamente come sostiene il filosofo Immanuel Wallerstein ci troviamo in una fase terminale del sistema capitalista, è indubbio che la casta imprenditoriale stia cercando i mezzi per affrontare questa crisi. Bene, Ciudad Juarez rappresenta un esperimento - per il momento tristemente ben riuscito - di questo gruppo di capitalisti decadenti alla ricerca della soluzione che mantenga in piedi il sistema, i loro guadagni, i loro privilegi.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo Pearl Harbour, gli Stati Uniti iniziano ad investire risorse umane e finanziare nell'educazione militare, dando inizio a quello che poi diverrà l'Impero militare del XX secolo. Dovendo impiegare buona parte della popolazione in questa nuova strategia, gli USA invitano il governo messicano ad inviare braccia per lavorare nei campi statunitensi rimasti senza manodopera. E' così che nel settembre del 1942 nasce il fenomeno dei "braceros", milioni di messicani che varcano la frontiera iniziando un massiccio fenomeno di emigrazione che continua ancora oggi con numeri da brivido.
Nel percorso che La Otra Campaña sta compiendo negli stati del nord del Messico, abbiamo incontrato praticamente in ogni stato un'associazione di ex braceros, che rivendicano con fermezza il riconoscimento del lavoro dei messicani, al punto che se gli Stati Uniti sono oggi la potenza economica che tutti conosciamo è anche grazie al sostegno che il popolo messicano ha sempre dato con la sua forza lavoro.
Denunciano le condizioni orribili in cui dovevano lavorare, le pratiche di fumigazione a cui erano sottoposti perchè non importassero malattie, ma soprattutto la scomparsa di 159 milioni di pesos messicani che costituiscono un fondo di risparmio che i due governi, all'insaputa dei braceros, avevano deciso di creare per delle fututre pensioni. Nessuno dei braceros era al corrente che un 10 % del già misero salario che ricevevano veniva accantonato, fino a quando - una trentina di anni fa - si è scoperto questo fondo ed è cominciata una interminabile campagna perchè questi risparmi, divenuti nel tempo consistenti, venissero restituiti ai legittimi proprietari. Ora gli Stati Uniti sostengono che questi soldi sono in Messico, Fox dice che non ci sono, fatto sta che tranne qualche briciola per cercare di zittire un movimento che nel corso del tempo è diventato sempre più numeroso e inkazzato, anche in questo caso l'ingiustizia regna sovrana.
A partire dagli anni '60 molti braceros ritornano in Messico e Ciudad Juarez diviene, insieme a Tijuana, il centro lavorativo più produttivo del paese. Un gruppo di imprenditori "illuminati", infatti, prendendo come esempio il modello giapponese, decidono di mettere in pratica il Plan Maquila, che prevede il passaggio dal modello industriale tayloriano - basato su una produzione centralizzata in industrie che, partendo dalla materia prima, arrivano attraverso vari passaggi al prodotto finito - ad una radicalizzazione del modello fordiano (appunto il modello Maquilador). Questo modello prevede la delocalizzazione e decentralizzazione dell'industria, di modo che un prodotto viene costruito in pezzi lavorati in diverse Maquilas (fabbriche a catena di montaggio), e poi assemblato in altre. Questo comporta una mancata specializzazione dell'operaio che, essendo un semplice tassello di una catena in linea, è facilmente sostituibile e perde totalmente il suo potere contrattuale. Un altro incredibile guadagno che questo modello da alla classe imprenditoriale è l'assenza di sindacati, dato che anche se il personale sindacalizzato di una maquila decidesse di bloccare la produzione con uno sciopero ad oltranza, l'azienda che commissiona la produzione di quel determinato pezzo, si può facilmente rivolgere ad un'altra maquila che lo produce.
Ciudad Juarez apre quindi le sue porte a centinaia di maquilas, generalmente di imprenditori stranieri su terreni ed edifici di proprietà di imprenditori messicani (questo per ovviare ad una legge messicana che proibisce al capitale straniero di comprare in una fascia di 28 Km dal confine per evitare una invasione degli Stati Uniti...ossia, come scrivere leggi su carta igienica!!). Quando apre una nuova maquiladora, nel giro di pochi giorni arrivano 3000 operai, provenienti da tutto il paese, si crea una nuova colonia, si aprono centri commerciali, rigorosamente di catene statunitensi, Wallmart, Sansborn, Oxxo, cantine e luoghi di divertimento, business nei trasporti...è il paradiso del capitalista. E' per questo che Ciudad Juarez si configura come una città esperimento, e centinaia di migliaia di persone ne sono le cavie. Tutta questa massa di operai vive in fabbrica: la mattina autobus di proprietà degli imprenditore vanno direttamente casa per casa a prelevare la forza lavoro, che trascorre dalle 10 alle 14 ore nella maquila, mangiando all'interno della struttura, guadagnando stipendi da fame che poi vengono regolarmente spesi nelle cantine e nelle discoteche (di proprietà degli stessi imprenditori) il fine settimana, unica valvola di sfogo chiaramente parte dell'ingranaggio diabolico creato da questi criminali. E dico criminali perchè in realtà questa cupola di imprenditori non si ferma al semplice e disumano sfruttamento di questa moltitudine di neoschiavi, approfittando di questi flussi migratori per arricchirsi creando macchine da soldi in ogni settore, industriale, immobiliario, dei trasporti, del divertimento... Va molto oltre. Questa massa grigia costituita di automi che non hanno nessuno spazio di incontro, nessuna relazione sociale, nessuna possibilità di critica e dissidenza di fronte allo status quo, è l'ideale a cui attingere per creare macchine di morte che siano funzionali al sistema. Mi spiego meglio. Tale è la disperazione, la monotonia, la mancanza di sogni e di speranza che regna in questa città, che non è difficile trovare persone disposte ad entrare in qualche giro criminale, il narcotraffico, o peggio il traffico di organi, di persone, o peggio ancora gli omicidi di donne. A Ciudad Juarez negli ultimi anni sono state assassinate 417 ragazze (avete letto bene), trovate squartate, fatte a pezzi, e abbandonate in qualche angolo oscuro della città. Sicuramente questa cupola di imprenditori, politici corrotti e militari in pensione che domina la città, non si è sporcata le mani di sangue, ma non ha avuto difficoltà a trovate persone disposte a farlo, creando senza scrupoli macchine di morte, allenate a compiere atrocità, comprate con qualche centinaia di pesos, un po' di droga e stregate da una ideologia che contraddistingue questo gruppo al potere. Un Satanismo decadente dove non esiste la morale, l'etica, basato sul lemma "fai ciò che vuoi", le cui divinità sono il denaro e la propria libertà, senza importare che questa riduca, limiti o annulli totalmente quella degli altri. Questa ideologia perversa, di cui si alimentano e che cercano di imporre al popolo, può facilmente creare sicari cinici e senza scrupoli. Del resto è già successo varie volte in passato, con gli squadroni della morte in Salvador, la Contra in Nicaragua, le PAC e la Mano Blanca in Guatemala e los Zetas in Messico, corpi speciali allenati a commetterè stargi, massacri e atrocità che non hanno nulla di umano. Così nasce il fenomeno del femminicidio a Ciudad Juarez, con l'intento di creare una cultura del terrore di modo che il popolo non si ribelli (come aveva fatto appunto in Salvador, Nicaragua, Guatemala...) e continui ad essere una massa grigia asservita al capitalismo. I casi di femminicidio, che ormai sono quotidiani e si stanno espandendo ad altre città del paese, sono realmente irraccontabili: a volte si trovano decine di ragazze morte, con i corpi dilaniati, e quando non cadono subito nel dimenticatoio vengono incolpati hippy, grafiteros, camionisti, gente comune che non ha nulla a che vedere con tutto ciò, e che vengono arrestati e torturati spesso fino alla morte o fino a che non confessano un crimine che non hanno commesso.
In questo modo tutti i crimini (tutti!) sono tuttora impuni; gli stessi avvocati che si azzardano a difendere chi viene ingiustamente incriminato e che si oppongono al sistema vengono assassinati: è la barbarie!
Ciudad Juarez è considerata la città più pericolosa del mondo, la città che ha avuto l'incremento demografico più rapido al mondo (in 50 anni è passata da alcune decine di migliaia di persone a un milione e ottocientomila abitanti), la città con il consumo di alchol maggiore di tutto il Messico. Arrivano persone da tutto il Messico, è una città costituita da migranti, solo il 30 % della popolazione è nato qui; il tessuto urbano è per questo estremamente frammentato, la gente non si conosce, non ci sono relazioni sociali; spesso è di passaggio, gente che viene, gente che va. Se qualcuno, o soprattutto qualcuna, scompare nessuno se ne accorge: "facile che si andata negli Stati Uniti, oppure è tornata al suo paese"...le condizioni perfette per questo progetto macabro e terribile, per il narcotraffico, per il lavaggio di denaro sporco, per il traffico di armi, di organi, di persone. E di fatto le cupole di queste mafie locali (composte appunto da imprenditori, politici e militari), che hanno ormai sorpassato il concetto "siciliano" familiare per divenire delle reali corporazioni del crimine, sono coinvolte in tutto ciò.
Dall'altro lato si trova però questa massa immensa di sfruttati e utilizzati che vivono nella miseria come schiavi e automi, in un clima di terrore, correndo quotidianamente il rischio di entrare a far parte di questo gioco di morte.