APPROFONDIMENTI
13 May 2005
VIAGGIO CHIAPAS 21-28 APRILE 2005
Nota informativa
Coordinamento comasco per la PACE
Partecipanti al viaggio:
Claudio Bizzozero e Oricchio Mauro (Coordinamento Comasco per la Pace)
Rodolfo Canciani (Fratelli dellUomo)
Antonio Serravillo (Urbanistica Nuova)
Vi invio questo breve riassunto della missione in oggetto, in attesa di vostri contributi utili ad integrare quanto qui sinteticamente riportato.
Per quanto mi riguarda mi sento di dare al viaggio una valutazione estremamente positiva. Il mio personale obiettivo era di avvicinare Rodolfo ed Antonio alla realtà del Chiapas, una realtà certamente non facile da comprendere sotto ogni punto di vista, economico, politico, sociale e culturale. Alla luce di quanto abbiamo fatto nei pochi giorni a disposizione, credo di poter dire che questo obiettivo sia stato, tutto sommato, raggiunto. Certamente bisogna guardarsi dallerrore in cui spesso noi europei incorriamo: essere convinti di aver capito tutto avendo invece toccato soltanto la superficie dei problemi. E infatti evidente che non bastano pochi giorni per comprendere a fondo una realtà tanto complessa, ma è certamente altrettanto vero che lintensità di questi pochi giorni è stata già sufficiente per dare unidea piuttosto precisa di quanto è accaduto e sta accadendo in Chiapas.
Vorrei qui riprendere alcune delle questioni affrontate nel corso del viaggio e ciò allo scopo di valutare insieme quali sviluppi potranno aversi in futuro.
Intanto riprenderei il concetto chiave del progetto politico delle comunità in resistenza: AUTONOMIA. Tale concetto non deve essere inteso, ovviamente, in senso puramente tecnico giuridico, ma deve piuttosto essere, più correttamente, inteso nel significato ampio e pregnante che ad esso viene attribuito dallampia letteratura zapatista sviluppatasi nel corso degli ultimi 15 anni ed in particolare degli ultimi 10 (cioè successivamente al levantamiento dell1 gennaio 1994).
Da questo punto di vista il concetto di AUTONOMIA deve essere perciò interpretato quale sinonimo non solo di autogoverno politico locale ma anche, e direi soprattutto, di autosufficienza economica locale. Si tratta, in tal senso, di un concetto che collega idealmente le posizioni zapatiste con la visione politica ed economica gandhiana e con le elaborazioni, oggi un po datate, dei teorici latinoamericani della dependencia, oltre che, naturalmente, con la plurisecolare tradizione storica comunitaria indigena.
Tengo a riprendere e sottolineare questo aspetto per evitare che, magari a causa delle difficoltà linguistiche, il concetto non risulti sufficientemente chiaro a tutti nonostante i diversi incontri e dei colloqui fatti durante il viaggio.
Questo concetto chiave della ribellione zapatista ispira anche lelaborazione di Semilla del sur, ossia la nostra ONG partner locale. Il nuovo progetto elaborato da Mercedes e c., il quale di fatto non fa altro che riprendere e rilanciare limpostazione statutaria dellONG, sintitola, non a caso Progetto di sviluppo integrale, dove il concetto di sviluppo integrale richiama appunto il citato concetto di autonomia zapatista. Giusto per ricapitolare il concetto, consentitemi di ricordare che per sviluppo integrale loro intendono, esattamente come lo intendiamo anche noi, un processo di crescita e miglioramento delle condizioni di vita delle persone e delle collettività sociali, che tenga conto di tutti gli aspetti essenziali dellesistenza umana. Non solo dunque quelli economici, ma anche quelli sociali, culturali e politici. In altri termini uno sviluppo che si proponga di realizzare uneffettiva garanzia di tutti i diritti umani per tutti: e dunque tanto i diritti civili e politici, quanto quelli economici (lavoro, reddito, ecc.), sociali (assistenza sanitaria, previdenza sociale, ecc.) e culturali (educazione, scuola, ecc.), quanto anche quelli che qui in Europa siamo abituati a chiamare diritti di terza generazione (ambiente, sviluppo, pace).
Ciascun livello (economico, politico, sociale, ambientale) diviene perciò indivisibile ed interdipendente rispetto agli altri. Per fare un esempio: non si può pensare di poter offrire assistenza sanitaria ad una persona che risulti priva di alimentazione o che non abbia un lavoro. Le due cose (e tutte le altre) debbono inevitabilmente camminare insieme.
Come abbiamo avuto modo di verificare le comunità indigene, dovendo fare i conti con risorse scarse, hanno compiuto una scelta di priorità, giudicando prioritario il discorso sanitario (nel senso innanzitutto di prevenzione prima che di cura). Il sotto progetto sanitario ha già le gambe per procedere. Noi con altri abbiamo già provveduto ad accantonare le risorse necessarie per consentirne lavvio.
Nel corso del viaggio è emersa però anche la possibilità di attingere a nuove risorse che consentano di iniziare ad avviare anche la parte del progetto più specificamente legata allambito economico, con specifico riferimento al recupero e tutela di sementi e piante medicinali tradizionali, ma anche alla produzione di prodotti agricoli già ora facilmente commercializzabili sul mercato europeo (in particolare quello legato al commercio equo e solidale: miele, caffè organico, spezie, ecc.). In tal senso ritengo che dovremmo impegnarci a dare seguito allipotesi di acquisto non di una semplice casa della cooperazione ma di un terreno adatto allo scopo (quello che abbiamo visto a me non sembrava affatto male). Il progetto potrebbe in tal senso avere anche molto appeal qui da noi sul piano mediatico: penso ad unipotesi di lancio con un titolo tipo Nasce la Monsanto zapatista. Che ne dite?
A questo possiamo poi aggiungere il discorso già fatto con lamico antropologo relativamente agli eventuali prodotti tessili e relativi brevetti industriali (con collegate possibilità di mostre ecc.).
Si tratta ora di focalizzare meglio il tutto e procedere a dare gambe al progetto.
13.05.2005