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APPROFONDIMENTI
08 luglio 2005
Piano energetico della Provincia di Como
l'opinione di un esperto
Emilio Novati
La Provincia di Como sta per dotarsi di un "piano energetico", eleborato da Punto Energia nello scorso febbraio.
L'istruttoria è passata sotto silenzio, ed anche una riunione convocata con i Sindaci dei Comuni ha visto la partecipazione di pochissime persone.
Peccato, perchè il problema delle risorse energetiche è molto importante, ed i dati contenuti nel piano indicano una situazione provinciale tutt'altro che positiva.
Il gruppo consiliare Provinciale del PRC ha chiesto un parere sul piano al Prof. Emilio Novati, un esperto molto vicino alle posizioni del "movimento", direttore della rivista Altreconomia e co-autore del volume "Paura del buio - le ragioni del blackout in Italia e le alternative energetiche" presentato lo scorso settembre alla prima edizione dell'isola che c'è.
Pubblichiamo qui di seguito il suo interessante contributo.

Considerazioni sul PEP di Como

Il quadro della situazione attuale presentato dal PEP appare dettagliato e completo, anche se alcuni dati sono frutto di stime più che di rilevazioni, in particolare per quanto riguarda l’apporto di alcune fonti rinnovabili al bilancio energetico provinciale, come il solare (sia termico che fotovoltaico), le biomasse e le pompe di calore. D’altra parte si tratta di fonti che danno un apporto energetico quantitativamente trascurabile, anche se importante da valutare dal punto di vista dei possibili sviluppi. Il dato che emerge con maggior evidenza da questo quadro è proprio la forte dipendenza energetica della provincia dalle importazioni. A fronte di un consumo di 55.244.629 GJ /anno ( 2003), l’energia prodotta in provincia (rinnovabile o assimilata visto che non abbiamo centrali termiche) è inferiore a 500.000 GJ, quindi meno del 1%.
Questo comporta che anche il contributo al bilancio ambientale delle fonti rinnovabili, in termini di riduzione alle emissioni della CO2, è inferiore al 1% delle emissioni totali, stimate in 4.228.340 tonnellate (2000).
Questo quadro già poco incoraggiante è ulteriormente peggiorato dalla dinamica di crescita costante dei consumi registrata negli ultimi anni. Citando le parole del Piano: ”Il quadro offerto mostra un preoccupante aumento dei consumi totali (+15,8% [1996-2003]) con una incidenza ancora marcata dei settori petroliferi, non corrispondente al trend regionale. Anche il trend di variazione dei consumi di energia elettrica non è giustificato dagli andamenti demografici del territorio provinciale.”
Particolarmente preoccupante è l’aumento dei consumi nel settore dei trasporti, responsabile del 34% dei consumi con un incremento del 16,9% sul 1996. La tendenza alla crescita dei consumi in questo settore supera nettamente le previsioni regionali ed è aggravata dal peso crescente del consumo di gasolio e benzina a fronte di uno scarso contributo del GPL e nullo del metano (ancora non esistono distributori nella provincia).
Gli interventi proposti per modificare questa situazione individuano correttamente tre settori di intervento che, probabilmente non a caso, vengono elencati i questo ordine:
- la riduzione dei consumi (combustibili ed elettrici) nei settori civile, industriale e terziario e nella P.A.
- L’aumento dell’efficienza nei trasporti
- La produzione di energia da fonti rinnovabili
Il porre al primo posto il risparmio energetico è la scelta giusta, ma che richiede scelte amministrative coerenti e investimenti adeguati.
Gli scenari di previsione tracciati dal piano indicano che è realisticamente impossibile raggiungere una riduzione delle emissioni di CO2 in linea con gli obiettivi di Kioto entro il 2010 e solo interventi massicci possono avvicinarci a questi obiettivi (ma senza comunque raggiungerli9 entro il 2015.
Purtroppo mancano nel piano valutazioni economiche degli investimenti necessari e dell’effetto che produrrebbero sull’economia locale degli interventi adeguati a questo obiettivo.
È proprio sul piano delle proposte concrete che il piano manifesta le maggiori carenze. A fronte di 240 pagine di analisi e indicazioni sui progetti possibili, il Programma d’azione della provincia di Como occupa solo 7 pagine (di cui tre “riempite” da tabelle vuote!). E in cui gli unici progetti indicati ( ma senza costi e tempi di realizzazione) sono un caso di studio per mini centrali idroelettriche, lo Sportello Energia con attività di informazione, formazione e sostegno agli enti locali per i nuovi regolamenti edilizi e la produzione di un CD su consumi consapevoli di energia e mobilità sostenibile.
Forse non era compito di chi ha redatto il piano dare indicazioni più precise, ma c’è il rischio che, limitandosi alla sua approvazione senza assumere impegni conseguenti, tutto il lavoro si riduca a un esercizio accademico da spendere per ottenere qualche effetto d’immagine.

08.07.2005

aggiornato il 09/10/2006 alle ore 00:05 - Link Permanente
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