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APPROFONDIMENTI
05 settembre 2005
ECCO COME E’ ANDATA LA NOSTRA ESPERIENZA
stage alle Piaggie 2005
Stefano e Tilia
È stata una settimana estremamente positiva, in primo luogo per le persone che abbiamo incontrato. Infatti sono proprio quest’ultime che riescono a farci meglio comprendere da un lato la realtà e la storia di un luogo, dall’altro le emozioni e le sensazioni legate alle proprie sconfitte e ai propri successi. In secondo luogo, è stato fondamentale l’inevitabile confronto tra la situazione de Le Piagge e dei nostri paesi/ città (v. Olgiate Comasco City). Sicuramente, una settimana non è stata sufficiente per capire tutto: abbiamo potuto “soltanto” vedere la punta dell’iceberg. Al contrario, per capire ciò che sta sotto e le motivazioni che portano a determinate scelte sarebbe necessario un tempo e un approfondimento maggiore. In ogni caso ci riteniamo fortunatissimi per aver potuto prender parte ad un esperienza simile. Ogni volta che ci si avvicina a realtà del genere, ci si rimette in discussione; ci si chiede: “ed io cosa posso fare? Che cambiamento posso dare alla mia vita per non ignorare chi è meno fortunato di me?”. Probabilmente Le Piagge non ci hanno aiutato a trovare molte risposte (giustamente), ma se non altro ci hanno permesso di continuare a porci domande. E questo continuare a porsi domande e rimettersi in discussione era a nostro avviso, l’obiettivo di questa settimana e del corso fatto durante l’anno. È bene sentirsi protagonisti attivi e non semplici spettatori di fronte al mondo. Ecco, possiamo affermare che il corso e lo stage ci hanno presentato diverse situazioni che dovrebbero in parte influenzare le scelte della nostra vita.
Per quanto riguarda il gruppo, ci siamo trovati davvero bene. I nostri animatori/ responsabili/ tutori, Luca Erika e Giovanna sono davvero delle belle persone. Ci sono stati momenti di divertimento, svago e momenti di riflessione in cui ciascuno liberamente presentava le sue sensazioni ed emozioni.
Un’esperienza davvero bella proprio per la sua varietà: “animazione” con i bambini, aiuto-lavori, ascolto delle storie di ciascuno, lavoro nei campi, passeggiate, pic-nic, chiacchierate, uscite serali nelle balere over 70…

Nel testo che hai scritto, Giovanna, ci ha colpito molto l’immagine della corda. Hai detto molto bene, è come se Alessandro (don) avesse gettato una corda alla quale si sono aggrappate molte persone. Alla quale si sono aggrappate tante storie. Dalla quale molti si sono staccati e chi lo sa, un giorno magari la riprenderanno. Crediamo davvero che Alessandro getti un seme nel cuore delle persone. Egli, con le sue attività, dà la possibilità di coltivare questo seme. A ciascuno spetta poi capire come meglio farlo fruttare.
Ci ha colpito inoltre la spontaneità delle persone durante la Messa. È incredibile vedere come non abbiano paura di mostrare le loro insicurezze, paure e anche gioie.

A voi la risposta e le obiezioni ( perché no) a questo testo.
Fateci sapere,
Stefano e Tilia.


5 settembre 2005

aggiornato il 05/09/2005 alle ore 00:00 - Link Permanente
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