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APPROFONDIMENTI
20 dicembre 2006
Mesa de Palmira Zacatecas
dai ragazzi SDU in Chiapas
Anna Mauri

 Quello che si prospettava un lungo viaggio polveroso e scomodo, a bordo di un pick up, con il vento tra i capelli e la sabbia negli occhi, si è rivelato una delle esperienza più imprevedibili ed emozionanti di questo viaggio.

Minuto dopo minuto, si percepiva un progressivo allontanamento da quel mondo che dalla maggior parte della gente è considerato civile.Immersi in paesaggi meravigliosi da rimanere senza fiato, momenti difficili da descrivere e difficili da fermare in un immagine.

Una sorta di iniziazione, un viaggio di preparazione alla realtà che ci aspettava, una purificazione da tutte quelle immagini a cui l'occhio ormai si era abituato, immagini di una società retta sull'avidità del possedere, giungle metropolitane dove la naturalezza è sempre più minacciata dagli interessi di chi preferisce il grigio del cemento.

Arriviamo in una terra aiutata dalla pioggia e dalla fertilità del terreno, una terra in cui il sole di giorno è così forte che la sera se ne sente ancora il tepore: la sierra Indigena di Tocatic, Tlaltenango e Cicacal a Mesa De Palmira.

 Per la prima volta è Marcos il primo a far uso della voce, una voce forte per far conoscere cos'è e quali sono gli obiettivi della Otra Campaña, a persone che vivono in una realtà isolata dove le notizie giungono a fatica, una voce fraterna di richiesta, la richiesta di storie di semplicità di preoccupazioni quotidiani, una voce che dà il coraggio di dare un nome al loro problema.

Chiediamo la parola a persone che hanno sempre vissuto nel silenzio delle loro montagne e quando hanno parlato a media di informazione e grandi uomini e futuri governanti, la loro voce si è persa nel vento senza giungere a niente e a nessuno.

Così anche la parola di chi ha fatto loro molte promesse di aiuto, si è persa in questa terra così vasta, lasciando solo il dolore nel cuore di tutte quelle persone che avevano riposto una speranza in quella voce.

 

Questo è il motivo per cui non sono molti gli uomini che siedono di fronte al tavolo del Sup: ci spiegano che troppe volte sono stati delusi da uomini che venivano a fare loro grandi progetti e che molti avevano perso la propia speranza.

Ma qui l'unica promessa che si vuole fare è quella di appoggio e solidarietà reciproca, valida per tutta quelle persone che credono ancora nella possibilità di cambiare la propria condizione di vita.

Si parla della terra e dei suoi frutti, unico sostegno del loro lavoro.

Ancora una volta è la terra che da la vita a questa persone, ed è motivo di lotte e ingiustizie. La stessa terra che i loro avi pagarono cara alla corona spagnola nel 1537, per mantenere i diritti di proprietà della terra che in principio era già loro.

Pranziamo in piccoli gruppetti di quattro o cinque, ospiti nelle case di questa umile gente.

Il paesaggio è stupendo e tutto intorno si aprono enormi spazi, luoghi bellissimi da vedere ma molto duri per la gente che ci vive.

Seduti a casa ci raccontano della sierra, dove ci sono ancora puma, ragni giganti velenosi e miglia di specie animali e vegetali. Non sempre qui però c'è lavoro per tutti, in molti trascorrono gran parte della loro vita al di là della frontiera.

Ci racconta un ragazzo che sono moltissimi i messicani che ogni giorno attraversano la frontiera clandestinamente alla ricerca di un futuro migliore.

Ma anche questa alternativa di vita non è affatto facile.

Attraversare la frontiera in questo modo può costare 3000 dollari o come 2000, 2500 dollari se si sceglie la strada del deserto, ancora più pericolosa.

La sera quando cala il sole la temperatura si abbassa moltissimo. La comunità si ritira nel buio lasciando libero spazio a un enorme cielo stellato.


aggiornato il 28/12/2006 alle ore 19:12 - Link Permanente
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