17 novembre ’06
Roberto
Con le note di De andré nella testa da giorni "Dopo i templi aztechi e le rovine le prime stelle sul Rio Grande... Nun chiagne Maddalena o deserto finirà, e presto arriveremo a Durango", finalmente siamo giunti in questa cittá.
Dopo ore di strade lunghe e diritte in mezzo al deserto, alternando paesaggi lunari a distese infinite di nulla...ci ha accolto all'uscita dell'autostrada una delegazione di anarko punk che ci ha accompagnato fino alla colonia San Luis II dove si é tenuto l'evento.
L'assemblea é stata molto interessante - come tutte del resto - anche se un po' tesa, tra alcuni di fanatici che gridavano frasi in nauhatl (una lingua indigena parlata da un'etnia discendente dagli Aztechi) impugnando con forza la bandiera messicana come se in questa trovassero la linfa vitale, altri che si buttavano sulla van della Comisiòn Sexta in movimento e alcuni scettici ignoranti che questionavano il ruolo storico dell'EZLN durante i suoi quasi 13 anni di lotta, mostrando la loro disillusione odierna in contrapposizione alla speranza che avevano posto nel subcomandante Marcos nei primi anni dopo l'insurrezione zapatista e richiedendo a gran voce un "leader" vero (molto probabilmente si trattava di alcuni perredisti, militanti del PRD il partito di centro sinistra, vicini al movimento di resistenza civile lanciato da Andrès Manuel Lopez Obrador dopo la frode elettorale, movimento che di fatto nasce e si sviluppa attorno alla figura di un leader/caudillo, appunto AMLO).
E non c'è nessuna volontà di offendere quando utilizzo il termine "ignoranti" (oddio, forse un pochino); ciò che volgio dire è che queste persone ignorano (a causa della disinformazione dei mass media) lo sviluppo e l'avanzamento che ha avuto in questi anni il processo di autonomia delle comunità zapatiste, la ideologia zapatista del comandare obbedendo, la capacità di organizzarsi collettivamente senza seguire nessun leader e molti altri elementi che sarebbe utile sapere per poter emettere un giudizio, che non deve necessariamente essere a favore naturalmente.
Ma al di lá dell'incontro, la nostra permanenza a Durango é stata molto intensa soprattutto perché abbiamo potuto poi passare la notte con la gente del posto, e quindi condividere momenti forti con la gente del popolo, con los de abajo, cosa che purtroppo spesso non abbiamo avuto il tempo materiale per fare.
Seduti attorno al fuoco, nella polverosa periferia della cittá, abbiamo trascorso ore di rara intensitá, e sono questi senza dubbio i momenti piú belli di questa carovana zapatista.
La colonia San Luis II é una colonia occupata nata su una terra recuperata nel 1995, dove vivono 400 famiglie, organizzate sotto il cappello della Cocopo (Consejo Coordinador Obrero Popular). Questa organizzazione ha sviluppato nel corso degli anni un grandioso progetto educativo e culturale autonomo, che include la creazione di un asilo nido, di un centro di educazione prescolare, la fondazione di una scuola primaria (la scuola elementare), di una scuola secondaria (le medie) e di un centro culturale, gestiti interamente da membri della Cocopo, quindi in maniera autonoma dalle istituzioni, anche se con una lotta parallela per il riconoscimento ufficiale di questi centri. Negli ultimi 5 anni ha avuto un gran successo anche l'avvio di una scuola preparatoria notturna (quindi un'istituto superiore) e di un centro sportivo per la colonia.
I maestri e i professori della Cocopo cercano di trasmettere a bambini, adolescenti ed adulti le conoscenze teoriche che permettano lo sviluppo integrale dell'essere umano con l'obiettivo di convertirli in persone che servano alla societá nel suo insieme. Dentro le aule delle istallazioni educative della colonia San Luis II si preparano gli alunni perché diventino innanzitutto membri attivi di una comunitá, acquisendo principi e valori universali come la solidarietá, la convivenza civile e pacifica, il rispetto, utilizzando spesso strumenti e metodi provenienti dall'Educazione Popolare.
Tutte queste attivitá sono state sempre portate avanti in un clima di terrore e repressione da parte dell'amministrazione comunale e del governo statale, che ha cooptato alcuni membri di questa organizzazione comunitaria ad altri della base magisteriale cercando di comprarli in cambio di un lavoro di destabilizzazione con l'obiettivo finale di distruggere la Cocopo per poter riprendere possesso delle case e poter lucrarci. La repressione continua ancora oggi, tra minacce di morte, arresti arbitrari in base a delitti "fabbricati", ronde poliziesche notturne e minacce continue di sgombero forzato. Nonostante ció, la realtá di questa colonia e delle altre aree gestite dalla Cocopo é veramente ammirabile, sembra di rivedere l'organizzazione comunitaria zapatista peró in ambito urbano, quindi partendo da condizioni nettamente piú difficili. Settimanalmente si realizzano incontri ordinari durante i quali vengono impartiti laboratori di formazione politica, studiando il contesto e analizzando la congiuntura locale, statale, nazionale e internazionale.
Tra i lavori comunitari principali troviamo programmi di alfabetizzazione e di formazione scolastica per adulti che per qualche motivo non hanno potuto ricevere nemmeno l'istruzione elementare, un progetto per professionalizzare le casalinghe attraverso corsi di taglio di capelli, estetica, manualitá, ginnastica; e non si possono dimenticare tutte quelle attivitá di relazione con le istituzioni o di gestione diretta dell'acqua potabile, dell'elettrcitá, della pavimentazione delle strade, di riforestazione, raccolta della spazzatura, oltre all'elaborazione di progetti produttivi che puntano a migliorare sostanzialmente l'economia familiare.
E' poi importante ricordare che ogni notte, a turno, le famiglie della colonia organizzano guardie nei punti strategici della zona, momenti in cui si creano forti relazioni comunitarie.
A lavorare insieme alla gente della colonia, stretti da un forte vincolo di mutuo appoggio, ci sono poi due gruppi di anarko punk, l´UPI, Union Punk Inconformes, e il LHA, Liberaciòn de hombres y animales.
Devo dire che stare con loro è stato molto interessante, soprattutto per liberarmi definitivamente di alcuni pregiudizi e stereotipi che questa società era riuscita ad impormi. Credo che la maggior parte delle persone che non hanno mai avuto nessun rapporto nè hanno mai parlato con uno di loro, siano convinte che si tratta di gruppi di giovani fankazzisti, drogati, senza voglia di lavorare. Gente strana, con queste creste nei capelli, questi vestiti stracciati, pieni di catene, borchie, magliette e spille con frasi eretiche o molto azzardate contro Dio, il potere, lo Stato. Pochi immaginano che dietro questa immagine, che è comunque una scelta identitaria di appartenenza a un gruppo di cui si condividono i valori, ci siano saldi principi di solidarietà, autogestione, appoggio mutuo, e tanta voglia di lavorare: per diffondere i loro ideali libertari, per smontare quest'immagine negativa che i mezzi di comunicazione e la società perbenista ha creato su di loro, per appoggiare le lotte urbane e per contribuire, con le loro forme e la loro diversità, a costruire una società nuova, dove ci sia posto per tutti, dove non ci siano padroni, né gerarchie, né sfruttamento, né discriminazione.
Mesh e Gordo, con cui ho passato una notte di chiacchere e caffé, mi raccontano di tutti i loro progetti, l'elaborazione di un fanzine che settimanalmente producono con fondi propri e che racconta l'attualità delle colonie marginali, della Durango nascosta e del Messico sociale attraverso gli occhi dell'anarchia; l'organizzazione di eventi, in piazza e nelle scuole, per far conoscere alla cittadinanza l'altra realtà del paese, momenti di incontro che servono anche a smontare l'immagine negativa sugli anarkopunk, cosa che con orgoglio raccontano di essere riusciti ad ottenere (diciamo che sono in processo); la collaborazione sempre crescente con altri gruppi di anarko punk ma soprattutto con tante altre realtà organizzative, dalla Cocopo, alle comunità indigene dello stato, a diversi collettivi della città. Partendo da un principio di appoggio mutuo e di unione nella lotta, questi ragazzi partecipano attivamente a qualsiasi azione positiva trasformatrice si realizzi nell'area, così come è stato nell'organizzazione di questo passaggio della carovana della Otra Campaña per Durango.
L'impressione che ho avuto è che a Durango ci siano già forti basi per la costituzione di questa rete di soggetti sociali ribelli che La Otra vuole creare: una rete che sia un insieme plurale e omogeneo di individui, gruppi culturali, organizzazioni civili, non governative, politiche di sinistra, che si struttura in maniera fondamentalmente orizzontale, senza gerarchie né istanze superiori, piuttosto con istanze di coordinazione del lavoro e dell'azione, una rete nella quale i diversi soggetti sociali coinvolti invece di aspettare una direttiva che venga dall'esterno o dall'alto, moltiplichino la loro creatività e inventiva per generare nuove iniziative di lotta, di organizzazione, di protesta e di conquista di nuovi spazi e territori sociali liberati.