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APPROFONDIMENTI
10 agosto 2006
INSIEME PER LA PACE
viaggio in Medio Oriente
Rina Del Pero
Era questo il ‘titolo’ di un progetto da elaborare sul territorio e da riproporre al nostro rientro dall’ennesimo viaggio in Medio Oriente.
Nome e progetto decisamente ambiziosi, perché avremmo dovuto continuare a tessere quel ‘filo rosso’ di speranza e di buona volontà che da anni, anche tramite l’associazione I.M.O. IMPEGNO MEDIO ORIENTE, ci porta a credere che anche in quest’angolo di mondo, appena al di là del mare, si possa formare una cultura di pace e di civile convivenza.
Avremmo dovuto incontrare giovani e gruppi impegnati in questa fantastica sfida, cominciando il nostro percorso da Damasco, in Siria , proseguire poi per Amman in Giordania e da lì raggiungere la Palestina e Gerusalemme per poi tornare a Damasco per concludere a Fidar, località vicina a Beirut , presso la scuola tecnica gestita da sacerdoti salesiani. Siamo particolarmente legati a questa realtà perché nel dicembre del 2003 un gruppo di studenti di questa scuola, accompagnati dal loro direttore Don Kasimiro, conosciuti durante alcuni campi di lavoro a cui avevano partecipato diversi nostri concittadini, era stato ospite per una settimana della nostra città incontrando il Sindaco, il centro professionale Terragni e tanti loro coetanei negli incontri organizzati all’Oratorio Maschile.
Ma a pochi giorni dalla partenza, la situazione precipitava drammaticamente e le terribili immagini trasmesse in TV hanno mostrato al mondo intero la spietata violenza della logica perversa della guerra.
Abbiamo dovuto rivedere il nostro programma e abbiamo concentrato il nostro progetto su alcune realtà della Palestina e di Israele. La tensione era alta e palpabile, numerosi controlli e infiniti chek point ma soprattutto un grande senso di impotenza soprattutto quando abbiamo incontrato i primi profughi che arrivavano dall’alta Galilea: a Bethlemme, in Palestina, schiacciati dalla mole immensa del grande muro che attraversa tutta la città, abbiamo conosciuto una famiglia israeliana cristiana composta da madre e tre figli che aveva lasciato Nazareth, dopo i primi attacchi di razzi Katiuscia: ragazzi giovani, pieni di vita e di progetti per il futuro.
A Gerusalemme, dall’altra parte del Muro, in zona Israeliana , ospitati in una scuola, abbiamo incontrato una famiglia musulmana proveniente da Akko, famosa cittadina sul mare a pochi chilometri da Haifa nel nord di Israele, con alcuni bambini piccoli e anch’essi, come gli altri, pieni di voglia di vivere e di progetti.
Abbiamo conosciuto anche un ragazzo di Gaza che da cinque anni non può tornare nella sua città perché non ha il permesso di transitare in territorio israeliano e così si trova prigioniero, senza cella.
Abbiamo visto ragazzi palestinesi di Hebron che di notte, attraverso i campi, raggiungevano le vigne di Beth Jamal in Israele, per fare la vendemmia e guadagnarsi 5 o 6 giorni di lavoro.
Abbiamo visto donne contadine, con i loro importanti abiti tradizionali, portare al mercato foglie di vite, rametti di menta, ortaggi e verdure nella speranza di rientrare la sera nei loro villaggi con qualche soldo guadagnato.
Abbiamo visto anche ragazzi con la divisa dell’esercito con la Stella di David, davanti alla Porta di Damasco, a controllare i fedeli che andavano alla Moschea per la preghiera del venerdì e anche loro avevano negli occhi la voglia di vivere e progetti per il futuro, anche se avevano bisogno di un’arma in mano per sentirsi più forti.
Abbiamo guardato il cielo e abbiamo visto lo stesso colore e lontano, lontano, vicino alla grotta dei Pastori a Beth Saur, un bambino giocava con un aquilone nero, fatto con i sacchetti dell’immondizia.
Forse quest’immagine, più di ogni altra, è quella che ci ha accompagnato nel nostro rientro : un gioco di bimbi, fatto col niente, sotto un cielo sereno.

10.08.2006

aggiornato il 10/08/2006 alle ore 00:00 - Link Permanente
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