APPROFONDIMENTI
30 agosto 2006
No alla guerra...
...senza se, senza ma!!!
Mauro Oricchio
Eccoci di nuovo ad inviare truppe militari "per costruire la pace"...
E' un po' di giorni che mi arrovello intorno a dichiararmi d'accordo o meno con l'invio di caschi blu in Libano e devo dire che la confusione è molta da come si potrà vedere dai ragionamenti che riporterò di seguito.
Negli ultimi due anni mi era piaciuto molto lo slogan che praticamente tutto il movimento pacifista italiano aveva adottato NO ALLA GUERRA SENZA SE E SENZA MA. Mi è capitato (purtroppo) in questi giorni di apprendere che diversi gruppi che si fecero portavoce di questo motto, ne hanno adottato uno nuovo: C'è guerra e guerra. Addirittura in un servizio su RAI3 sull'iniziativa di Assisi del 26, sento dire che l'invio dei caschi blu si può considerare un azione diretta nonviolenta.
Diamine no! Così non ci sto!
La Nonviolenza ho imparato che è ben altro, cosa ben diversa.
Leggo sul sito del Centro studi Sereno Regis di Torino questo commento:
"Lidea di pace che vi soggiace prevede non solo lassenza di guerre e/o di conflitti armati, ma anche la giustizia sociale (poiché non vi è pace senza giustizia), il rispetto per lambiente e le generazioni future, lattenzione e lascolto dellaltro - dal livello intrapersonale (gli aspetti difficilmente accettabili di sé), a quello interpersonale, sociale e macrosociale (le culture diverse). Il raggiungimento di questi propositi potrà certo avvenire solo nel lungo periodo e richiederà, per essere effettivo, sia una grande partecipazione politica (il potere di tutti di cui parlava il fondatore del Movimento Nonviolento, Aldo Capitini), sia un modo di procedere reversibile in caso di errore, il che necessariamente esclude luso della violenza. Più in particolare, il conflitto viene considerato come un aspetto ineludibile della vita, e viene stimolata la ricerca di una sua trasformazione creativa, nella quale tutte le parti interessate siano coinvolte nellelaborazione di soluzioni da cui ciascuna tragga vantaggi tali da escludere unescalation della violenza. Questultima può essere tanto diretta, quanto strutturale, culturale e/o psicologica, e nei suoi singoli aspetti o nella loro combinazione va a colpire i bisogni umani fondamentali, tra cui la stessa possibilità di sopravvivenza di milioni di persone ogni anno. Lestrema complessità, globalità e urgenza di questi problemi rende indispensabile unaccurata impostazione della ricerca teoretica, della raccolta della documentazione, della divulgazione e della progettazione degli interventi diretti sul territorio. [...]"
Questa è l'idea di ricerca della Nonviolenza e di Pace in cui mi piace credere...
L'ultimo commento che mi sento di fare proprio per evitare inutili discussioni è che posso anche accettare che mi si dica che l'invio delle truppe è utile a fermare i massacri(sono d'accordissimo!) però fatemi dire che l'ONU, il Governo Italiano e il mondo del pacifismo ha perso un'altra importante occasione per iniziare a porre le basi del cambiamento. Da nessuno, se non pochi, ho sentito parlare di Difesa Popolare Nonviolenta. Non mi si venga a dire che in una situazione del genere non è possibile perchè almeno si poteva pensare ad una soluzione mista.
Se non si inizia, ci si troverà nella prossima guerra a ringraziare i militari italiani che partono.......
E per concludere chiedo che almeno la si smetta di chiamare l'invio di caschi blu -intervento militare di pace- perchè la Pace è qualcosa di ben diverso...
30.08.2006