| Appello di Libera alla società civile «La partecipazione unico antidoto» | |
«Partecipare alla vita della comunità è il modo migliore per isolare la mafia». È il messaggio tornato più volte nella due giorni «Liberté, fraternité, legalità», organizzata allo Spazio Gloria da Coordinamento comasco per la pace, Arci, Libera, Avc-Csv, Acli e altre sigle dell'associazionismo. Dopo una mattinata dedicata e seminari e laboratori, il pomeriggio di ieri si è aperto con la replica dello spettacolo su Peppino Impastato, a cura di Daniele Biacchessi e Gaetano Liguori. A seguire, una tavola rotonda dal titolo «Non c'è pace senza diritto», con l'intervento - tra gli altri - di Enza Rando, vicepresidente di «Libera» ed ex vicesindaco di Niscemi (Caltanissetta). «La cultura mafiosa - ha detto - si sconfigge solo con la partecipazione. Bisogna mettersi insieme, essere realmente una comunità, perché la mafia ha paura dei cittadini responsabili, di chi ha a cuore il proprio territorio. Non dobbiamo rassegnarci, ma far sentire la nostra voce. Dopo una serie di gravi episodi, ci fu una grande manifestazione a Niscemi - ha proseguito la vicepresidente di Libera - con i giovani che si ripresero tutti gli spazi e pullman che arrivarono da ogni parte d'Italia. Fu un segnale forte contro la mafia. I mafiosi rimasero ai margini dell'evento, osservavano dalle finestre. Quella giornata fu il simbolo di ciò che tutti dovremmo fare. Anche al Nord, anche a Como. Perché la mafia c'è anche qui, ripulisce i soldi e fa affari. Anche qui c'è bisogno di partecipazione, bisogna decidere ogni giorno da che parte stare». Per usare le parole del magistrato Antonio Ingroia (che ieri ha dovuto dare forfait): «Non si vince solo con una polizia e una magistratura antimafia, ma anche con una politica antimafia e una società antimafia». |