Un’economia basata sul “Limite” produce “Crescita” ?
L’edizione di Solidarietà internazionale dell’aprile 04 proponeva il tema della Competitività abbinato a quello della Solidarietà come due facce del concetto, definito “tossico” da Latouche, di Sviluppo sostenibile.
Gli autori hanno affrontato l’argomento a partire dalle loro specificità professionali, spaziando dal punto di vista pedagogico educativo di Aluisi Tosolini (filosofo), che approfondisce il concetto di “ Solidarietà strumentale e momentanea”, parla delle regole del WTO e della deregulation che elimina limiti e regole trasformando la società in un ammasso di individui, a quello di Gianni Calligaris (giornalista) che definisce il Competere come mezzo e il Profitto come fine, con gli strumenti della pubblicità fino al “comprare gli arbitri, alla illegalità. Concetto ripreso poi da Antonio Raimondi (VIS) il quale ribadisce che invece per le ONG ed il mondo no-profit, i Progetti di sviluppo sono il Mezzo e rafforzare la società è il Fine. Ugo Buggeri (Banca Etica) rivendica il coraggio di fermarsi di accontentarsi dei risultati raggiunti e parla di Bilanci sociali e di Certificazione Etica. Deborah Lucchetti (Botteghe) lo riprende e firma un articolo sotto il titolo: Dalla Crescita al Limite, in cui racconta le esperienze concrete delle cooperative equosolidali, fatte nel sud del mondo, e cita l’Europa che da una parte chiede un quadro giuridico vincolante per le imprese e dall’altra affida impropriamente a queste il finanziamento dello stato sociale.
Le Monde Diplomatique di luglio continua il dibattito con un articolo firmato da Jean Marie Harribey sotto il titolo: “Verso una società economa e solidale, Sviluppo e Crescita non sono necessariamente appaiati”, un articolo che sarebbe stato utile discutere nei due estivi forum Toscani, così simili e così diversi, quello di San Rossore sull’inquinamento del pianeta e lo Sviluppo Sostenibile e quello di Cecina sulle Società Plurali.
Harribey racconta le due bugie che hanno accompagnato il concetto di crescita continua, quella sul piano ecologico: meno energia per un € di PIL e quella sul piano sociale: riduzione delle disuguaglianze e della povertà.
Il ragionamento si sviluppa poi sui concetti di Entropia (il degrado dell’energia) e di Ecologia, che sono stati oggetto di studi già 10 anni fa con la pubblicazione del libro di Nicolas Georgescu-Roege: “La Decroissance: Entropia, Ecologia, Economia”. Il filo rosso dell’articolo viene passato quindi alla citazione di Latouche che si smarca dal concetto, difficile da sostenere, di Decrescita come crescita negativa, saltando la trappola con le parole: “uscire da una economia di crescita ed entrare in una società di decrescita”.
Si cita il Capitale di Marx:La crescita diventa il nuovo oppio dei popoli, i cui punti di riferimento culturali e le cui solidarietà collettive vengono spezzati per farli cadere nel pozzo senza fondo della mercificazione.
Si cita ancora Durkheim, che introduce poi nel ragionamento il concetto di Anomia: l’assenza o la scomparsa di valori comunitari e di regole sociali, anteposto al concetto di Anemia, intendendo con questo termine lo stato in cui versa l’economia di crescita mondiale, avviandosi verso la conclusione con la nota 21) la cui attualità andrebbe ridiscussa: “Il valore d’uso è l’utilità di un bene o di un servizio, nozione qualitativa non misurabile e non riducibile a un valore di scambio monetario. Quest’ultimo è il rapporto a cui due merci si scambiano tra loro attraverso la moneta. Sottolineando questa distinzione, viene manifestato il rifiuto di mercificare tutto”.
I lavoratori diventano il soggetto finale di riferimento, in quanto attraverso la riduzione dell’orario di lavoro potrebbe passare anche il concetto di riduzione dei consumi e aumento di servizi e di cultura.
Dal 4 al 10 luglio 2004, presso il Comune di Abano ha preso il via il primo corso dell’Università dei beni comuni, con la Facoltà dell’acqua, una prima settimana residenziale di lavoro per laureati impegnati nel settore dell’educazione. A gennaio si rincontreranno per dibattere i risultati dei 4 gruppi di ricerca, che produrranno delle tesi, una delle quali ha come tema “Il decalogo del Millennium e gli obiettivi sostenibili”mentre nel frattempo, dal 18 al 23 ottobre, parte una seconda settimana di studi dedicata agli amministratori pubblici .
Nell’ufficio della sala congressi di Abano, uno scatolone conteneva copie di un libro edito dal gruppo parlamentare dell’Ulivo, dal titolo “Globalizzazione, economia sociale e sviluppo sostenibile” che porta una prefazione di Edgar Lorain nella quale si fa questa dichiarazione: solo una società –mondo può rispondere a un terrore-mondo. Da qui la necessità di andare oltre l’ideologia economista che dà al mercato mondiale la missione di regolare la società-mondo, allorché dovrà essere la società-mondo a regolare il mercato-mondiale. Il testo contiene la proposta di legge del 14 aprile 2003 per favorire lo sviluppo sostenibile, incentivare il commercio equo e solidale e promuovere la responsabilità sociale delle imprese e termina con una postfazione di Serge Latouche che afferma : lo sviluppo è stato l‘occidentalizzazione del mondo.
Ma ad introdurre un ulteriore contributo al tema è un altro libro di Latouche: “L’altra Africa Tra dono e mercato”, del 1997, ristampato da Bollati e Boringhieri, utile e tempestivo perchè sarà questo continente la sede del 6° Forum Sociale Mondiale dopo l’incredibile esperienza Indiana ed il prossimo ritorno a Porto Alegre.
Si parla di un’altra Africa, che vive al di fuori del cieco paradigma occidentale proposto “chiavi in mano” agli africani dalla vecchia Europa, un progetto storicamente naufragato che non impedisce però a 800 milioni di persone di vivere e voler vivere controcorrente. Un desiderio di alternative della società alla crisi della modernità-mondo, un’altra società che può essere scelta o imposta. Il libro è articolato in sei saggi in cui si ritrova la critica teorica e pratica all’imperialismo economicistico, cioè la monopolizzazione dello spazio e del senso della vita degli uomini.
Ecco che ritorna il concetto di solidarietà che qui in Africa è polimorfa, si rivolge non solo ai viventi ma anche agli antenati, ai legami con la terra, col mondo dell’invisibile, una solidarietà che resiste anche all’emigrazione (ospitalità obbligatoria offerta ai “fratelli”o con le rimesse alla famiglia in patria).
Lo stimolo più bello viene dall’analisi del concetto di dono nella società di oggi, delle sue potenzialità etiche ma anche distruttive, vedi la corruzione, spaziando dai doni materiali a quelli sociali quali il volontariato, il tempo messo a disposizione (molti libri come questo si ricevono spesso in dono). Una analisi che supera l’aspetto antropologico ma si spinge a valutarne la possibilità e le criticità quale nuovo paradigma alternativo a quello economico. Si cita Guy Nicolas quando dice: Il dono sta al mercato come la festa sta alla vita quotidiana, il lusso all’utile.
Garantire l’accesso a 40 litri d’acqua per tutti e tutte forse si potrebbe leggerlo nella sfera del dono oltre che del diritto
Tra questi interventi non c’è un semplice filo rosso ma un vero e proprio ordito, una trama comune delle narrazioni. Una rete che si potrebbe organizzare in una tabella di ascisse e ordinate come quella che segue :
Parametri di riferimento | Società di Impresa –Profit | Organizzazioni :Comm. equo –ONG… NO profit |
| Il Mezzo | Competizione | Progetti di sviluppo |
| Il Fine | Profitto | Rafforzamento Società Civile |
| Solidarietà | Strumentale/Temporanea | Funzionale/Permanente |
| Reinvestimento utili | Speculativo/Virtuale | Beni e servizi pubblici/Reale |
| Futuro | Crescita continua | Concetto di Limite |
| Ambiente | Entropia | Ecologia |
| Sfide da affrontare | Anemia della crescita | Anomia sociale |
| Valori | Di scambio | D’uso |
| Il dono | Interessato, corruttivo | Disinteressato, solidale |
| Strategie | Deregulation | Certificazione Etica |
Si potrebbe poi applicarla a tutti i servizi ed i beni comuni, riempiendola delle specificità che ognuno di questi comprende. Ad esempio ecco come potrebbe adattarvisi il bene ACQUA nelle ipotesi di una gestione pubblica o privata:
Parametri di riferimento | Gestione Privata | Gestione Pubblica |
| Il Mezzo | Gare d’appalto Multiutility Spa | Affidamento a Gestore pubblico Consorzi pubblici |
| Il Fine | Remunerazione del capitale investito: | Miglioramento del servizio: |
| Solidarietà | Sfruttamento della Rete pubblica Abbandono clienti non remunerativi | Miglioramento della rete /riduzione perdite Garanzia del servizio per tutti |
| Reinvestimento utili | Partecipazione ad altre gare Azioni di borsa | Miglioramento efficienza e qualità Fondo etico per l’acqua |
| Futuro | Acqua da bere in bottiglia | Acqua da bere al rubinetto |
| Ambiente | Insostenibilità, crisi idrica | Sostenibilità, limitazioni consumi |
| Sfide da affrontare | Aumento della domanda | Garantire il diritto all’acqua |
| Valori | merce | Bene comune |
| Il dono | Full cost recovery/tariffa | 40 litri per tutti gratuiti/fiscalità |
| Strategie | Modifica Legislazioni internazionali GATS Controllo manageriale Abbattimento clausole sociali | Contratti di “Bacino” Tribunale mondiale dell’acqua Partecipazione dei cittadini Coinvolgimento dei lavoratori Leggi di iniziativa popolare |
C’è forse un Punto d’incontro: Bilancio Economico pari al Bilancio Sociale ?
Propongo a tutti e tutte, impegnati nella difesa dei beni comuni, di continuare questo dibattito sul concetto di limite; le esperienze di rete costruite in questi anni di “movimento”, hanno arricchito la nostra capacità di analisi ma hanno anche messo in evidenza i nostri “limiti” nel costruire alternative per questo altro mondo possibile.