Moreno è uno dei ricordi più vividi e belli della mia infanzia. Nei tre mesi delle vacanze estive io e i miei fratelli, ne ho cinque, scorazzavamo per il cortile giocando, azzuffandoci, facendo una gran caciara sotto l’occhio vigile e severo della nonna. Ma soprattutto aspettavamo trepidanti e felici due visite: prima quella del postino, che ci chiamava dalla strada per consegnarci la posta e distribuire le cicche, come premio per avergli risparmiato la salita che portava su al cortile. La seconda visita era quella del garzone del prestinaio che arrivava con una motocicletta rossa e la gerla sulle spalle. Noi sentivamo il rumore del motore fin dalla strada e quel rumore che si faceva sempre più grosso e vicino rappresentava per noi un’attesa breve ma assolutamente eccitante, fino a quando il garzone non si materializzava ai nostri occhi con un sorriso che “illuminava il sole” e le nostre mattine. Il nostro sacchetto del pane era bello grosso perché erano nove le bocche da sfamare in famiglia, ma era anche l’ultima consegna di quel ragazzo perché la nostra era l’ultima casa della via al confine nord del paese. Il garzone del prestinaio era Moreno che, dopo la consegna, ci faceva fare, a turno, un giro del cortile in moto dentro la gerla ormai vuota che profumava di pane fresco. Altri sono i ricordi che mi legano a Moreno, forse meno nitidi ma ugualmente belli: l’oratorio, le gite, il campeggio estivo, i giochi e, naturalmente, le canzoni. Il giro in moto dentro la gerla del pane rimane in ogni caso il più vivo e dolce dei ricordi legati alla mia infanzia e a Moreno. Ed è proprio partendo da questo ricordo che ho scritto il testo di questa canzone. Naturalmente la canzone non si limita a crogiolarsi in ricordi d’infanzia ma vuole, nei tre minuti e poco più di cui una canzone dispone, raccontare di Moreno con l’intenzione di far conoscere questa persona a chi non ne ha mai sentito parlare. Secondo me la canzone è un’ arma pacifica di grande potenza, perché consegna emozioni e suggestioni che ciascun ascoltatore può fare proprie in un rimando infinito di intimità e di condivisione. E proprio la condivisione della persona e della vita di Moreno con chi avrà la bontà di apprezzare e di ascoltare questa canzone è il motivo principale che mi ha spinto a scriverla, nella certezza che molti avranno la curiosità di documentarsi per saperne di più su di lui e sull’opera di pace che, con lui e dopo di lui, viene portata avanti con tenacia e convinzione.
Un altro particolare che per me è stato motivo di grande emozione riguarda il titolo del brano:DI PACE E DI PANE. Il pane a cui faccio riferimento è certamente quello che lui ci consegnava in quelle mattine della mia infanzia, ma qualche giorno dopo aver scritto il brano ed aver scelto il titolo ho avuto sottomano il poetico e vibrante grido di aiuto che Moreno mosse verso tutti per denunciare la terribile situazione in cui versavano le popolazioni coinvolte dalla guerra in ex Jugoslavia. Ebbene, in un passo di quello scritto lui dice: “…Qui non c’è pace, non c’è pane, e nessuno creda che li abbiamo dimenticati”. Leggendo quelle parole e ripensando al titolo del brano mi è corso un brivido improvviso lungo la schiena, che però ha fugato in me ogni dubbio sull’opportunità di regalare al pubblico la “sua” canzone.
Ringrazio Dario Torricelli per aver innescato la scintilla grazie alla quale questa canzone è nata, Nadir Giori e Francesco Andreotti, che hanno composto la bellissima musica che l’ha ispirata e, più di tutti, ringrazio la Famiglia di Moreno per aver acconsentito a renderla pubblica.
Gian Battista Galli
DI PACE E DI PANE