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APPROFONDIMENTI
19 agosto 2006
Lettera
Caterina De Camilli
Qualche riflessione schematica sul caso della ragazza pakistana uccisa
a Brescia dai suoi famigliari perché voleva viver all’occidentale e,
in particolare, rifiutava il matrimonio che la famiglia voleva imporle.
È una vicenda tritissima e tragica e spero che il governo riesca a
costituirsi parte civile.

I famigliari saranno condannati dalla LEGGE italiana. Il padre sarebbe
stato condannato anche prima, se qualcuno (vicini, conoscenti…) avesse
denunciato i suoi mezzi violenti nel rapporto con la figlia.
La legge italiana sul territorio italiano vale per tutti ed è giusto
che sia così.

Poi, però, si parla anche di valori, di comportamenti, di stili di
vita e si chiede che gli immigrati accettino ed assumano i nostri.

Quali sono i “NOSTRI VALORI”?
Credo che li indichi bene la costituzione.
Io li riassumerei tutti in una parola: responsabilità. La democrazia,
la giustizia sociale, la partecipazione attiva alla vita civile, la
sollecitudine per il prossimo, la laboriosità, lo studio (e quindi la
scienza e la tecnica), lo spirito di iniziativa, la partecipazione
delle donne a ogni genere di attività..… sono tutte forme di
responsabilità: verso se stessi e la propria vita, verso chi ci sta
vicino, verso la collettività in generale.

Ma i COMPORTAMENTI reali degli italiani di oggi testimoniano questi
ideali?
Un immigrato non vede i valori, le idee, le radici greche, romane,
giudaico-cristiane, umaniste, illuministe, liberali, socialiste…: vede
gli italiani per la strada, sul lavoro, in TV.
Vede gente che assume lavoratori in nero per non pagare tasse e
contributi (e poi magari neppure lo stipendio); vede che spesso la cura
per gli anziani si riduce a pagare un estraneo che garantisca le cure
materiali; sente parolacce in ogni situazione; vede giovani che non
hanno rispetto per i famigliari e non si prendono nessuna
responsabilità né verso la famiglia d’origine, né verso il proprio
partner; vede il sesso ostentato in TV e per la strada anche dai
ragazzi più giovani; vede l’indifferenza e il fastidio per i vicini
(non parliamo di ospitalità: nelle nostre case non c’è mai posto e
nelle nostre giornate non c’è mai tempo!); vede i soldi messi in cima
ad ogni pensiero….

Non c’è da meravigliarsi se un immigrato cerca di tener vivi stili di
vita del paese d’origine.

Certo, tra i comportamenti “tradizionali” ve ne sono alcuni
inaccettabili, quali in particolare certe forme di costrizione e
violenza verso le donne. Questi però sono comportamenti che –oltre ad
esser ormai contestati anche da una parte della popolazione nello
stesso paese d’origine- vanno contro la legge italiana. Per questo sarà
giustamente condannato quel padre che, trovandosi in una realtà nuova,
non ha saputo gestire la sua famiglia in altro modo che col sangue.

Ma noi italiani, gente comune, dobbiamo fare la nostra parte: dobbiamo
assumerci la responsabilità di testimoniare quotidianamente il meglio
(e non il peggio) della nostra cultura.

19.08.2006

aggiornato il 19/08/2006 alle ore 00:00 - Link Permanente
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