home | cosa è | cooperazione | scuola diritti umani | convegno | attività | agenda | approfondimenti
Venerdì, 21 novembre 2008 - cosa succede oggi?
« Torna indietro
APPROFONDIMENTI
10 luglio 2003
Potrei vedere sorgere il sole a Sarajevo
Alcune riflessioni rispetto al mio prossimo viaggio a Sarajevo...
Lorenza Auguadra
Mi sono interrogata più volte sul significato che poteva avere per me questo viaggio a Sarajevo.
Ci sono diversi modi per scappare dall’oppressione della propria quotidianità, dall’insoddisfazione di se stessi, dagli insuccessi che ci vedono sbattere a muso duro contro i falsi miraggi del presente; così come darsi a qualche forma di volontariato, nel tentativo di arginare ferite non del tutto elaborate e che hanno origini lontane. Di sicuro questo modo, così tutto figlio dell’occidente del nord del mondo, di continua devastazione della Terra quale habitat naturale della vita, mi concede qualche conato di vomito. La guerra, ormai considerata dalle democrazie occidentali come normale strumento della politica, mi picchia nello stomaco, mi contorce le budella.
Dopo gli orrori che si sono consumati nel secolo scorso, in cui il genere umano è arrivato ad inventare i lager per la realizzazione dell’industria della morte, non siamo stati capaci di dire basta allo sterminio di vite umane. Auschwitz, con le sue immani atrocità, ha visto aprire i suoi cancelli non perché il tempo ne cogliesse la realtà devastante e questa venisse utilizzata, al fine di un profondo e radicale ripensamento sulla prospettiva dell’umanità, ma per essere seminato nel mondo. Superato l’equilibrio del terrore e abolito il luogo della politica, quale spazio di gestione dell’interesse pubblico nell’incontro e nel confronto con l’alterità, oggi si chiama “ guerra infinita “ la dialettica agita dal nuovo volto del colonialismo occidentale.
E in questo tempo, sull’emisfero terrestre, dissolto nell’istituzione mondo che ha bandito ogni specificità e ogni territorialità in ragione di un unico sguardo possibile, sono davvero troppi i conflitti in essere, oltre a quelle guerre già drammaticamente realizzate e a quelle dimenticate. Su alcune gli obbiettivi dei massmedia non si sono mai accesi, su altre sembrano essersi spenti irrimediabilmente e definitivamente, quasi a voler rimuovere, nell’indifferenza dei più, le città dalle case sventrate, i morti straziati dalle bombe intelligenti, i corpi irreparabilmente devastati dai proiettili o dall’uranio impoverito, e i cuori e le menti violentati dei sopravvissuti.
Il conflitto degli anni novanta nei Balcani ha cambiato il volto geografico della Jugoslavia e, come per ogni risoluzione bellica, ha offerto un teatro di profonde lacerazioni, su cui il sipario dell’opinione pubblica si è abbassato da tempo, lasciando intendere che non avrebbe concesso informazioni aggiuntive. Il mondo gridato, quello che ci propina la notizia costruita per non comprendere le verità, continua nella sua proliferazione sulle centralità imperanti e dominanti della follia del tempo; qualche voce fuori campo si prodiga nella lentezza della narrazione, per cercare di comprendere, per tenere viva la memoria, con la fatica immane di riversare fiato nella logica di un quasi porta a porta, in un contesto storico in cui l’immagine e la costruzione virtuale veicolano informazioni di parte nella frazione di un secondo.
Mi domando dove finiscono i morti, dove finiscono i corpi, davanti alle telecamere che riprendono queste guerre reali, ma propinate agli spettatori a domicilio come immagini da “Mille e una Notte”: con effetti notturni da scenografia di spettacolo, che travisano quanto davvero accade, volutamente non mostrando la carneficina di essere umani. Scene irreali da video games, che deformano le devastanti lacerazioni della guerra, di cui abbiamo mere rappresentazioni virtuali e mai la realtà. E continuo a chiedermi perché i giornalisti e l’informazione del potere occidentale non ci fanno mai ascoltare il pianto dei bambini dagli arti spappolati dalle mine, o l’urlo squassato delle donne che hanno visto con i loro occhi l’orrore del marito maciullato dagli ordigni dell’ultima generazione.
Tutto questo accade in un’epoca storica in cui noi abbiamo, attraverso l’informazione ufficiale e dominante al servizio del potere, un mondo che si esplica nel suo mero racconto dei cronisti di spettacolo e dunque, nella sua rappresentazione. Noi oggi stiamo vivendo nel mondo del racconto che i massmedia ci passano. E allora, in una logica di resistenza attiva a questo sistema, non possiamo che attribuire un grande senso alla contro informazione, senza stancarci di continuare a cercarla e a produrla, anche attraverso il rapporto diretto con alcuni luoghi.
Non è soltanto una probabile narrazione il senso che do a questo mio viaggio a Sarajevo: è l’incontro con una possibile diversità, collocata dietro l’angolo di casa, perché appena dall’altra parte dell’Adriatico, ma in fondo così distante perché non ancora toccata. E’ il lasciarmi attraversare, provocare da ogni persona, cosa o situazione con cui potrei entrare in relazione.
Mi sono interrogata più volte, ma al di là di queste motivazioni so che ci sono risposte che arrivano più in là di dove siamo con tutto il nostro essere soggetto incarnato nel mondo; molto oltre la dimensione del qui e ora. Per questo posso solo accettare in me questo lasciarmi andare, sino a smettere di pormi la domanda; semplicemente per poter stemperare e sciogliere l’accanimento di sentire sull’epidermide l’immediatezza delle risposte, perché così figlia di una cultura occidentale che ha saputo, nel tempo, costruire e realizzare il primato della ragione. Dunque smettendo di razionalizzare ogni cosa, nell’abbandono di uno sguardo oltre gli orizzonti fin qui incontrati, solo così, solo adesso, nella leggerezza di provare a perdermi fuori dai confini delle mie certezze di oggi, sento che posso incominciare a partire.


10.7.2003

aggiornato il 10/07/2003 alle ore 00:00 - Link Permanente
Coordinamento Comasco per la Pace - Via Trieste 1 - 22073 Fino Mornasco - COMO
Tel. 031.927644 - Fax. 031.3540032 - email: info@comopace.org web: http://www.comopace.org/