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APPROFONDIMENTI
15 gennaio 2008
IL CONFLITTO DIMENTICATO
Polveriera chiapas
di Naomi Klein
*Gruppi paramilitari, movimenti di truppe, manovre sui contadini. Dopo anni di azione politica il movimento zapatista teme il ritorno delle armi. Perchè la guerra con il governo messicano non è mai finita*
I presepi abbondano a San Cristòbal de las Casas, città coloniale tra le montagne del Chiapas, in Messico. Ma quello che dà il benvenuto ai visitatori all'entrata del centro culturale TierrAdentro ha una stranezza locale: le statuette sui somarelli indossano passamontagna in miniatura e imbracciano fucili di legno.
(…).
Passando fra la gente in festa, mi conducono in una stanza chiusa al pubblico che si trova sul retro del centro. L'atmosfera allegra qui sembra lontana un mondo. Ernesto Ledesma Arronte, ricercatore quarantenne con i capelli raccolti in una coda di cavallo, è ricurvo su mappe militari e resoconti di spiacevoli episodi di diritti umani. "Ha capito cosa ha detto Marcos?", mi chiede: "Ha detto una cosa molto forte. Erano molti anni che non diceva cose del genere". Arronte si riferiva ad un discorso che Marcos aveva fatto la sera precedente prima di una conferenza fuori San Cristòbal. Il discorso si intitolava 'Sentire il rosso: calendario e geografia di guerra'. Trattandosi di Marcos, il discorso fu poetico e leggermente ellittico. Ma alle orecchie di Arronte, deve essere suonato come un allarme da codice rosso. "Quelli di noi che hanno fatto la guerra sanno come riconoscere le strade che vi conducono", disse Marcos: "All'orizzonte si intravedono chiaramente i segnali della guerra. Quest'ultima, come la paura, ha anche un odore. Ed ora, nelle nostre terre, stiamo iniziando a respirare il suo fetido odore".
Il giudizio di Marcos conferma ciò che Arronte ed i suoi colleghi ricercatori del Centro di analisi politica ed investigazione sociale ed economica (Center of Political Analysis and Social and Economic Investigations) stanno seguendo con mappe e cartine. Nelle 56 basi militari permanenti dislocate in territorio indigeno e gestite dal governo messicano è stato registrato un significativo aumento di attività. Armi ed attrezzature sono state potenziate in modo sensazionale, nuovi battaglioni arrivano continuamente, inclusi quelli delle forze speciali: tutti segnali di una escalation.
Mentre gli Zapatisti diventavano un simbolo globale di un nuovo modello di resistenza, si correva il rischio di dimenticare che la guerra in Chiapas di fatto non è mai finita. Dal canto suo, Marcos – nonostante la sua identità clandestina - ha giocato un ruolo sfacciatamente aperto nella politica messicana, in particolare durante le tanto contestate elezioni presidenziali del 2006. Piuttosto che appoggiare il candidato di centrosinistra, Andrès Manuel Lòpez Obrador, Marcos ha capeggiato un'altra campagna parallela, tenendo comizi che richiamavano l'attenzione su argomenti ignorati dai candidati di maggiore peso.
In quel periodo, il ruolo di Marcos come leader militare dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln) sembrò passare in secondo piano. Lui era il Delegato Zero, l'anti-candidato. Quella sera, Marcos aveva annunciato che per un po' quella conferenza sarebbe stata la sua ultima apparizione di quel genere. "Vedete l'Ezln è un esercito", ha ricordato Marcos al suo pubblico, e lui ne è il capo militare.
Quell'esercito si trova di fronte ad una nuova grave minaccia, una minaccia che va diritto al nocciolo della lotta zapatista. Durante la rivolta del 1994, l'Ezln rivendicò grandi appezzamenti di terra e li collettivizzò. Ciò rappresentò la sua vittoria tangibile. Negli accordi di San Andrès, è stato riconosciuto il diritto al territorio, ma il governo messicano si è rifiutato di applicare gli accordi. Non essendo riusciti ad ottenere tali diritti, gli zapatisti decisero di passare ai fatti. Formarono delle strutture governative proprie, chiamate consigli del buon governo, e incrementarono la costruzione di scuole e ospedali. Mentre gli zapatisti estendevano il proprio ruolo e raggio di influenza come governo di fatto in vaste aree del Chiapas, si andava intensificando la determinazione del governo statale e federale di scardinare e indebolire il movimento. "Ora hanno il loro metodo", spiega Arronte. Il metodo consiste nell'utilizzare il profondo desiderio di terra che tutti i contadini nutrono in Chiapas e di sfruttarlo contro gli zapatisti. L'organizzazione di Arronte ha documentato che, soltanto in una regione, il governo ha speso circa 16 milioni di dollari per espropriare la terra e darla in mano a famiglie legate al Partito istituzionale rivoluzionario, notoriamente corrotto.
Spesso, la terra è già occupata dalle famiglie zapatiste. Spesso molti dei nuovi proprietari sono legati a gruppi paramilitari criminosi che cercano di forzare gli zapatisti a lasciare le terre da poco intestate loro. Da settembre, si è registrata una marcata escalation di violenza: colpi d'arma da fuoco sparati in aria, percosse brutali, famiglie zapatiste che denunciano di essere state minacciate di morte, stupri e smembramenti. Presto i soldati nelle loro caserme potrebbero avere la scusa di cui hanno bisogno per scendere in campo: ristabilire la pace tra gruppi indigeni in lotta fra loro. Per mesi gli zapatisti hanno resistito alla violenza e hanno cercato di denunciare queste provocazioni. Ma scegliendo di non allinearsi con Obrador nelle elezioni del 2006, il movimento si è fatto potenti nemici. Ed ora, dice Marcos, le loro richieste di aiuto incontrano solo un assordante silenzio. Esattamente dieci anni fa, il 22 dicembre 1997, ebbe luogo il massacro di Acteal. Come parte della campagna anti-Zapatista, un gruppo paramilitare aprì il fuoco nella chiesetta del villaggio di Acteal, uccidendo 45 indigeni, sedici dei quali erano bambini e adolescenti. Alcuni corpi furono fatti a pezzi con dei machete. La polizia statale sentì i colpi di arma da fuoco ma non fece nulla. Da settimane, i quotidiani messicani riempiono le pagine di articoli che ricordano il tragico anniversario del massacro che si è consumato proprio dieci anni fa. In Chiapas, comunque, molta gente sottolinea che le condizioni odierne appaiono stranamente familiari: i paramilitari, le crescenti tensioni, le misteriose attività dei soldati, un rinnovato isolamento dal resto del Paese. E’ per questo che lanciano un appello a coloro i quali in passato li hanno sostenuti: non guardate indietro. Guardate avanti e fate in modo che si possa evitare un altro massacro di Acteal, prima che avvenga.
traduzione di Rosalba Fruscalzo
Passamontagna leggendario
di Federica Bianchi
*Il ventennio rivoluzionario del campione dei diseredati*
Affascinante, con passamontagna nero in viso, fazzolettone rosso al collo e pipa in bocca. Eloquente nel parlare e raffinato scrittore. Il Subcomandate Marcos ha rapito l'immaginario di milioni di persone ben oltre i confini del Messico, lo Stato in cui è nato, e che combatte dal 1994. E’ lui il difensore dei più poveri: indigeni truffati da antichi colonizzatori e nuove multinazionali. E’ lui la bandiera del Chiapas, l'ultima delle regioni messicane, dove i contadini fanno fatica a salvaguardare le loro terre e sono sottomessi tanto quanto i loro colleghi cinesi. Il suo Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, proprio nell'anno della ratifica degli accordi nordamericani che spianavano la strada messicana ai colossi dell'agricoltura e dell'industria americana, insorse contro le autorità di San Cristobal in nome di Emiliano Zapata, il leader rivoluzionario messicano dell'inizio del secolo scorso. Una rivolta frutto di anni di rabbia covata da generazioni di indios a causa della discriminazione economica e politica imposta dal succedersi dei governi messicani. La lotta si intensificò nel 1995, quando le istituzioni avendo perso autorità sociale agli occhi del Paese e credibilità economica a quelli degli investitori stranieri, decisero di inviare nel Chiapas l'esercito federale per schiacciare il movimento ribelle. Ma i comandanti non furono mai catturati. Marcos a parte, si dice che ce ne siano almeno una settantina. Furono avviati negoziati con il governo e nel febbraio del 1996 fu siglato il primo di una serie di accordi di pace che hanno migliorato solo in piccola parte la situazione della popolazione indigena nella società messicana. Ma da allora la causa del Subcomandante è diventata il simbolo mondiale della lotta contro l'oppressione imperialista delle multinazionali e dei governi democratici Lui, Marcos, non si è mai mostrato pubblicamente. Cosa certa è la sua grande preparazione letteraria, che continua ad affascinare i cuori di mezzo mondo. Il subcomandante si è più volte misurato con la letteratura e al suo attivo vanta una decina di titoli. Oltre ai comunicati e alle lettere sulla lotta zapatista nel Chiapas, ha creato anche due personaggi squisitamente letterari: il vecchio Antonio e Don Durito della Lacandona. Il primo rappresenta il lato indigeno della sua cultura, mentre il secondo è espressione della cultura occidentale. Il premio Nobel per la letteratura Octavio Paz, ha definito quest'ultimo un'invenzione letteraria "memorabile".
Nel 2004 il quotidiano messicano 'La Jornada' ha pubblicato a puntate un romanzo intitolato 'Morti scomode' scritto a quattro mani con Paco Ignacio Taibo II. Pubblicato in Francia da 'Libèration' e in Italia da 'Carta', nel 2005 è uscito in Italia in volume da Marco Tropea Editore. Secondo una recente intervista rilasciata al quotidiano britannico 'The Guardian', il subcomandante prevede grandi sconvolgimenti per il 2010, 200 anni dopo la guerra di indipendenza e 100 anni dopo la rivoluzione messicana. "Il Messico si trasformerà in una pentola a pressione", ha assicurato: "E credetemi, esploderà".

aggiornato il 16/01/2008 alle ore 11:45 - Link Permanente
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