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APPROFONDIMENTI
14 dicembre 2008
RESOCONTO SESSIONE POMERIDIANA 13-12 CONVEGNO
Agenzia stampa
Ecoinformazioni

23336 (SOCIETÀ/ PACE/ COMO) Più di cento persone alla sessione pomeridiana di sabato 13 dicembre dedicata a Le donne e la loro lotta contro le mafie  del  Convegno Liberté, fraternité, legalità del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù. La giornata si è conclusa con la visone del film Il divo presentato da Massimo Brugnoli. La poesia di Micaela Buscemi sulla morte della mafia.

 

più di cento persone hanno partecipato alla sessione pomeridiana del secondo giorno del Convegno del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù, l’incontro pubblico dopo la parte dedicata ale scuole, con Enza Rando, Michele Buscemi e Nando Dalla Chiesa, introdotti e coordinati da Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento.

Un pomeriggio sulla testimonianza dell’esperienza antimafia e la legalità. “Io ho iniziato ad insegnare a Casal di Principe - ha spiegato Grossi, spiegando il perché dell’importanza di una simile iniziativa nel territorio lariano - e sono arrivata a Como nel 1978, pensavo che qui le mafie non ci fossero. Non erano quelle che avevo conosciuto ma c’erano, anche se agivano in maniera differente”. Infatti i recenti fatti di cronaca possono esserne testimonianza, come le bombe nel lecchese e alcuni sindaci sotto scorta nell’hinterland milanese.

Nando Dalla Chiesa ha affrontato l’argomento dell’incontro Le donne e la loro lotta contro la mafia facendo anche confronti con l’esperienza femminile durante la Resistenza. Un’esperienza per lui molto dissimile dato che “le donne non devono lottare solo contro la mafia, ma anche l’universo che l’affianca”, un ambiente ostile, si tratta quindi di “una ribellione di donne sole, che trae la sua forza da ciò che le caratterizza più nel profondo, l’amore verso i fratelli, mariti uccisi”, mentre nel movimento di Liberazione erano inserite in un movimento con una vasta solidarietà.

“Noi siamo abituati - ha voluto precisare - a vedere i movimenti come qualcosa di collettivo. Il movimento di liberazione dalla mafia è delle singole donne”.

Enza Rando, come durante la mattinata con gli studenti, ha ripercorso la propria esperienza formativa la curiosità e l’impegno che l’hanno contraddistinta durante gli studi di giurisprudenza all’università, quando “pochi parlavano di mafia, solo L’Ora, I Siciliani ed il Centro Impastato a Palermo. Ero assetata di sapere e l’unico modo era parlare direttamente con le persone e ascoltare il loro dolore”.

Rando ha quindi raccontato la fondazione del Comitato antimafia all’interno dell’università e le difficoltà che questo imponeva agli studenti, alcuni divenuti poi magistrati. Di lì l’impegno al suo paese, Niscemi, dove creando un movimento di risveglio della società civile, nel periodo della Primavera siciliana, è riuscita con altri amici a far sciogliere la Giunta mafiosa e a divenire vicesindaco con delega all’istruzione. Un ruolo che l’ha portata in prima fila nella battaglia, in questo caso vinta, alla mafia che voleva impedire l’apertura delle scuole “i primi presidi di legalità”. Un esempio, per l’esponente di Avviso pubblico, che “ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare una rivoluzione” e cambiare lo stato esistente delle cose.

Toccante la testimonianza di Michela Buscemi a cui la mafia ha ucciso due fratelli, fatto attentati e minacciato di morte la figlia ancora bambina, ma nonostante questo si è costituita parte civile al maxi processo del 1986, non era mai successo prima per la perdita di un fratello, ed ha testimoniato.

Per questo ha dovuto subire l’ostracismo della famiglia, con cui ha rotto ogni rapporto, “ho deciso che dovevo dimenticare la mia famiglia”, e della gente, “dicevano che eravamo spioni della Questura e abbiamo dovuto chiudere il bar che avevamo perché non vi veniva più nessuno”. Si è così avvicinata all’Associazione delle donne contro la mafia ed ha iniziato a raccontare la sua esperienza in Italia ed anche all’estero.

E l’importanza della testimonianza è stata ribadita da Dalla Chiesa per cui senza il film I cento passi pochi si sarebbero ricordati di Impastato, ora anche negli angoli più reconditi sono sorti circoli che si fregiano del suo nome per ricordarlo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 


aggiornato il 16/12/2008 alle ore 16:55 - Link Permanente
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