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APPROFONDIMENTI
03 ottobre 2007
DIECI ANNI DI PACE
Intervista al Direttore e fondatore del Coordinamento Comasco per la Pace, Claudio Bizzozero
Il Coordinamento comasco per la Pace nasce nel 1997. Le motivazioni che spinsero la nascita del CCP sono valide tutt'oggi, a dieci anni di distanza?


I motivi che ci spinsero a creare il Coordinamento esistono ancora e sono tuttora validi e sempre più urgenti. Ci siamo resi conto che esisteva un convinzione diffusa - o almeno a noi parve in parte diffusa - che nel campo della Cooperazione Decentrata, dei Diritti Umani e della promozione della Pace, gli enti locali e le associazioni del territorio di Como facessero molto poco. Così è nata l'esigenza di unire le forze, provare a lavorare insieme, pur mantenendo e rispettando le peculiarità e specificità degli enti e del loro modo di lavorare.


Due convegni del Coordinamento dedicati all'economia. Un tema quindi che vi sta molto a cuore. Rispetto a 10 anni fa, com'è cambiato il rapporto tra economia globale ed economia locale?


Il rapporto tra economia locale ed economia globale è un rapporto di interdipendenza che si è fatta più forte negli ultimi anni. Sicuramente esiste un'accresciuta consapevolezza di questa interdipendenza. L'economia locale ha dovuto per forza di cose fare i conti con l'economia globale, con le sue pressioni. Alcuni ce l'hanno fatta e sono sopravvissuti a questi contraccolpi, per altri è stata più dura: molte attività hanno dovuto chiudere. È ovvio che una situazione di questo tipo ha diffuso una maggiore consapevolezza delle interdipendenze economiche planetarie.


Dopo 10 anni, arriva il momento di tirare un po' le somme e anche di valutare cosa non ha funzionato. Quale credi sia stata la più grande pecca del Coordinamento comasco per la Pace nel lavoro svolto?


Sicuramente il problema più grave è stata l'attivazione dei comuni. Bisognerebbe che i comuni fossero coinvolti in modo più profondo nelle attività del Coordinamento, mentre oggi spesso il coinvolgimento degli enti locali dipende dalla sensibilità di singoli amministratori o sondaci. Su questo punto c'è ancora molto da fare.


Qual'è il tuo ricordo più bello legato al Coordinamento?


Be', ce ne sono molti, ma due momenti in particolare mi sono rimasti impressi nella memoria. Innanzitutto la chiusura del Convegno O la borsa o la vita per la passione e l'emozione che si era creata fra i relatori e il pubblico in un impeto di gioia incontrollabile.

Poi non potrò mai dimenticare l'esperienza della visita in Chiapas con la delegazione dei sindaci del territorio.


Ripercorriamo ora alcuni titoli che avete dato ai Convegni:


IL CAMMINO DELLA SPERANZA: Possiamo continuare a parlare di un cammino della speranza?


La speranza è l'ultima a morire. Credo sia importante far prevalere l'ottimismo della volontà sul pessimismo della ragione. Se guardiamo alla realtà con gli occhi della ragione, certo non mancano i motivi per gettare la spugna. Tuttavia, credo fermamente che bisogna adottare il punto di vista della volontà.


ADDIO ALLE ARMI: è sempre e comunque un addio alle armi?


Il ricorso alle armi è sbagliato. Su questo punto non si discute. Il ricorso alle armi è sempre ammissione di sconfitta. Chi usa le armi si dà per vinto e noi non ci diamo per vinti.


BUONE NOTIZIE: quali sono le buone notizie oggi?


Direi che la buona notizia oggi è che la vita ha sempre la meglio sulla morte. La storia, la realtà ci hanno dimostrato che la vita vince sempre. Se la vita ha la meglio, lo stesso non si può dire dell'intelligenza.


ANTICHE COME LE MONTAGNE: Quali capisaldi del Coordinamento sono antichi come le montagne e non cambieranno mai?


Innanzitutto l'inviolabilità della vita e della dignità umana e di conseguenza il rifiuto della violenza. L'uso continuo e incessante della nonviolenza che è la pratica della democrazia.

E poi il riconoscimento e rispetto della sacralità della natura.


AZIONISTI DI PACE: esistono oggi gli azionisti di Pace e chi sono?


Intanto devo dire che gli azionisti di Pace sono molti di più rispetto a 10 anni fa, anche se il loro lavoro non fa rumore e forse non è così visibile ai più. Gli azionisti di Pace sono i molti giovani e giovanissimi che hanno cominciato ad agire nel mondo con una coscienza, sensibilità e intelligenza che le generazioni passate non avevano e che ha dato a questa generazione gli strumenti per poter bandire i vecchi ideologismi.


MIGRANDO NEL TERZO MILLENNIO: Il terzo millennio ha percorso l'evoluzione che ci si aspettava?


L'evoluzione del Terzo Millennio era prevedibile. Questo però non significa che sia un'evoluzione positiva. Mi riferisco soprattutto alle relazioni internazionali e ai meccanismi di potere che regolano la comunità planetaria. Nel 2000 noi stessi pensavamo di poter incidere di più sulla realtà.

Penso alle diversità culturali e al loro incontro che nostro malgrado si trasforma spesso in uno scontro, soprattutto nell'Europa Centro-Mediterranea. È come se noi europei che per anni abbiamo invaso con le armi e la violenza altre culture, non riuscissimo ad accettare popoli che molto più pacificamente ci “invadono”. Abbiamo l'atteggiamento presuntuoso di chi ha in tasca la verità. Non abbiamo ancora capito come accogliere il ciò che esiste di bello e buono nelle altre culture. Da questo punto di vista ci possono senz'altro insegnare qualcosa i paesi del Nord Europa che hanno alla spalle una cultura e una scienza della Pace più lunga e profonda. Bisognerebbe capire che la diversità culturale è una ricchezza. Ce lo insegna la storia: il meticciato culturale ha sempre portato l'umanità a fare dei passi avanti. Questo a condizione che le culture si rapportino secondo la logica dell'incontro e non dello scontro.


O LA BORSA O LA VITA: l'inconciliabilità tra l'economia della borsa e l'economia della vita.


Si tratta di un'inconciliabilità che è sempre forte. Dal punto di vista macroeconomico, l'economia è un'economia di morte. Se analizziamo a fondo i conflitti armati attuali, scopriremo che alla base i motivi scatenanti reali sono sempre di carattere economico.


Il Coordinamento comasco per la Pace è sempre stato legato al Chiapas. Ritieni che il nostro lavoro là sia stato valido e come vedi la situazione delle comunità zapatiste?


Be', devo dire che, con i pochi mezzi a disposizione, siamo riusciti davvero a fare molto: una relazione che è stata un'importante lezione per tutti noi del Coordinamento.

Rispetto alla situazione delle comunità zapatiste, purtroppo vedo un momento di stallo. Dieci anni fa le speranze erano più forti. Le persone credevano di più nelle possibilità di cambiamento. Adesso ci si è resi conto che il cambiamento richiede tempi troppo lunghi per poter essere percepito prendendo come unità di misura la vita umana.

L'ultima volta che visitai il Chiapas risale al 2005. E già allora notai una mancanza di fiducia nel fatto che si potessero realmente bloccare i meccanismi di sfruttamento dei potenti.



aggiornato il 22/10/2007 alle ore 15:03 - Link Permanente
Coordinamento Comasco per la Pace - Via Trieste 1 - 22073 Fino Mornasco - COMO
Tel. 031.927644 - Fax. 031.3540032 - email: info@comopace.org web: http://www.comopace.org/