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APPROFONDIMENTI
26 ottobre 2006
Monsignor Romero
Frammenti per un ritratto
Cinzia Funcis, ecoinformazioni

Mercoledì 25 ottobre, nell’atmosfera del tutto informale dell’oratorio San Paolo di Cantù, davanti a una decina di persone, Massimo Arnaboldi, del Coordinamento comasco per la Pace, ha presentato brevemente il libro Monsignor Romero – Frammenti per un ritratto edito da NdA press, spiegando che si tratta di una biografia straordinaria perché tratta gli avvenimenti con scrupolosa obiettività, attraverso le testimonianze di chi ha conosciuto Romero, senza per questo diventare un ritratto per forza “buono”.

«Romero appare vigliacco quando lo era» ha detto. Arnaboldi ha ricordato che il cinquanta per cento del ricavato della vendita del libro servirà ad acquistare una clinica mobile per il Salvador, paese in cui si sono svolte le vicende di Monsignor Romero. La parola poi è passata ad Alberto Vitali, cotraduttore dell’edizione italiana insieme a Emma Nuri Pavoni. Vitali ha introdotto la presentazione del libro dicendo: «Vorrei fare un’osservazione sul perché valga ancora la pena di parlare di Monsignor Romero oggi. Romero si è incarnato completamente in un popolo. Non parliamo di lui perché è stato un santo ma perché le posizioni che prese a suo tempo sono state profetiche, quello che succedeva allora, se non peggio, succede oggi, anche se viene del tutto ignorato. Evocare Romero significa evocare un giudizio morale, del tutto distaccato dall’ideologia, valori umani eticamente connotati».

La vita di Romero si è articolata in due dimensioni intersecate l’una nell’altra: quella orizzontale verso la gente e quella verticale verso Dio. Monsignor Romero nella prima fase della sua vita era un conservatore, molto vicino all’oligachia e all’Opus Dei. Studiò a Roma e ne assorbì completamente l’impronta tradizionale. In questi anni fu un accanito anticomunista. Era cresciuto in mezzo alla povertà e non ne avvertiva lo scandalo, non si accorgeva di cosa gli succedeva attorno. Nel 1970 divenne vescovo ausiliare a San Salvador. Nel 1974 fu nominato vescovo presso la diocesi di Santiago de Maria e qui avvenne il suo cambiamento radicale. In seguito ad uno dei tanti massacri di contadini che lo turbò profondamente, scrisse al presidente della Repubblica senza ottenere risposta se non quella di venire tacciato come comunista. Lo scontro con la realtà e la miseria del suo popolo rappresentò un punto di non ritorno per Romero. Nel febbraio 1977 venne nominato arcivescovo della capitale. La morte di padre Rutilio Grande, assassinato assieme a un vecchio e a un bambino dagli squadroni della morte, costrinse l’arcivescovo, forse per la prima volta nella sua vita, ad alzare la voce. La disciplina interiore, la spiritualità profonda, la severità con sé stesso, vennero messe da Romero al servizio di un vangelo scomodo, che annuncia la giustizia e difende il diritto alla vita. Da arcivescovo rifiutò i privilegi offerti dall’oligarchia del Paese, restituì al mittente l’auto offertagli dal presidente della repubblica e chiese provocatoriamente come condizione per la costruzione del palazzo arcivescovale che prima venissero costruite case per tutti i salvadoregni. In seguito all’uccisione di Padre Ottavio si recò a Roma ma il colloquio con papa Giovanni ventitreesimo fu un fallimento. Padre Romero divenne il difensore del suo popolo, cominciò ad essere la voce dei senza voce.

Da allora l'arcivescovo vedrà assassinare, spesso dopo orribili torture, sacerdoti, catechisti, suore, cari amici. Sarà tentato dalla paura, umiliato e offeso da chi avrebbe dovuto essergli vicino, calunniato a Roma, presentato come un candido sciocco «strumentalizzato dai comunisti», accusato di complicità con la guerriglia, isolato da tanti "cristiani d'ordine e di buonsenso". Risponderà: «La Chiesa, popolo di Dio nella storia, non si installa in alcun sistema sociale, in nessuna organizzazione politica, in nessun partito. Monsignor Romero mise sotto accusa il potere politico e giuridico di El Salvador e istituì una commissione permanente in difesa dei diritti umani. Le sue messe iniziarono ad essere affollatissime e le sue omelie vennero trasmesse dalle radio della diocesi. Il 24 febbraio del 1980 Romero venne ucciso mentre celebrava la messa tra i malati dell’ospedale della Divina Provvidenza. Il suo funerale venne interrotto da un nuovo massacro. La folla radunata sulla piazza della cattedrale di San Salvador fu colpita indistintamente da guerriglieri appostati sul palazzo presidenziale».

Oggi è in corso il processo di beatificazione di Monsignor Romero, l’incarico è stato affidato a Vincenzo Paglia, vescovo di Terni. Alberto Vitali ha parlato di tentativo di furto da parte della chiesa «si sta cercando di ridisegnare l’immagine di Romero, disincrostando la sua attività da tutte le sovrapposizioni ideologiche». Secondo Vitali, oggi come allora, il martirio di Romero è un fatto pericoloso per l’impatto che può avere sull’opinione pubblica per chi ha interessi a mantenere sotto controllo i Paesi dell’America Latina.


aggiornato il 30/10/2006 alle ore 14:44 - Link Permanente
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